Io detesto le riunioni

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Io detesto le riunioni.

In epoca di Skype, Conference Call, mail, forum e chat… l’idea di dover perdere tempo per raggiungere un luogo fisico, dove mi devo sedere attorno ad un tavolo con “x” persone per discutere (ormai è quasi più un “filosofeggiare attorno a”) di questioni relative ad un progetto, mi sembra una immensa perdita di tempo.

Sì, perché – per quanto mi riguarda – le decisioni serie, pregnanti ed operative le ho sempre prese lontano da questi luoghi.
Sono state sempre prese mentre ognuno lavorava nel proprio ufficio, e ci si passava – appunto – i documenti via mail, consultandosi al volo per gli ultimi dettagli, via telefono.

E invece no.
Bisogna fare le riunioni.
Devi prendere armi e bagagli e – assieme ad altri componenti di altre discipline – devi raggiungere un luogo dove tutti parleranno di tutto.
E dove questa interdisciplinarietà e coordinamento non serviranno a nulla.
Se non a costituire una perdita di tempo.

A volte (ma ormai sempre più spesso) penso che chi indice queste riunioni, abbia necessità di una azione concreta e manifesta di confermare il proprio (presunto) potere che il ruolo che riveste (presumibilmente) gli dà.

Infatti la tipologia di riunioni a cui partecipo negli ultimi tempi sono – sostanzialmente – di due tipi.

La prima riguarda la “riunione di coordinamento“: la più nefasta e dispersiva tipologia di riunione. Sono tutti lì, i componenti delle varie discipline: impianti elettrici e meccanici, parte architettonica, parte strutturale, parte viabilistica ed infrastrutturale… Un mare di gente seduta attorno ad un tavolo per la gioia del project manager di turno, che in una sorta di circolarità auto-referenziale, soddisfa il suo Ego, nell’ammirare l’esercito a sua disposizione. Mentre tu sei lì a perdere tempo, assieme ai tuoi compagni di avventura che – in una sorta di “mal comune, mezzo gaudio” – condividono con te la perdita di tempo.
Tutto ciò lo avresti potuto evitare, facendo degli incontri brevi dedicati alle singole discipline, dove ci si sarebbe potuti scambiare rapidamente le informazioni necessarie. Alcune volte ho avuto la fortuna di farlo e ci scommetto quello che volete che – sommando tutti tempi dei mini-incontri – il totale non ha superato il tempo speso nella mega-riunione, collettiva, stile forum.

La seconda tipologia di riunione è quella di controllo dello “stato di avanzamento” dei lavori: lì, tu – esecutore materiale dei lavori – sei davanti al project manager di turno che (col cappellino da maestro in testa) ti sottopone ad un silenzioso ed inquisitore esame, dal vago sapore scolastico. E tu stai perdendo tempo. Perché – ebbene sì – avresti potuto inviargli man-mano l’avanzamento del tuo lavoro, procedendo – nel contempo – alla redazione del resto della documentazione.
E invece no: devi prendere armi e bagagli, perdere tempo , recarti nel luogo convenuto (ovviamente nella tana del lupo, dove lui si sente a suo agio, sguazzando nella meravigliosa area di comfort) e sentirti dire un po’ di cose, la stragrande maggioranza delle quali, le avresti potute ascoltare o leggere usando le più avanzate tecnologie che il mercato offre.

Sì, detesto le riunioni.
Mi stancano.
Mi sfiancano.
Mi vampirizzano tempo ed energie.

“Le riunioni sono tossiche
Le peggiori interruzioni in assoluto sono le riunioni. Ecco i motivi.
– Riguardano generalmente parole e concetti astratti, non cose reali.
– Veicolano di solito un numero bassissimo di informazioni per minuto.
– E’ facilissimo uscire dal seminato.
– Richiedono una preparazione accurata che molti non hanno tempo di fare.
– Hanno spesso un’agenda così vaga che nessuno sa bene quale sia l’obiettivo.
– Vi partecipa spesso almeno un cretino che trova inevitabilmente il modo di far perdere tempo a tutti con le sue divagazioni.
– Le riunioni si autogenerano. Una riunione porta a un’altra riunione, che porta a un’altra riunione ecc.”

[da “ReWork, Manifesto dell’Imprenditore minimalista“]

3 pensieri su “Io detesto le riunioni

  1. Sono perfettamente d’accordo con te.
    Se dovessi calcolare il tempo perso nelle riunioni, quasi sempre inutili e sopra tutto sterili, a cui in 54 anni di professione ho dovuto partecipare, mi ritroverei con un monte ore gettate dalla finestra che avrei potuto utilizzare ben più proficuamente.

    • Ciao Giuseppe, grazie della tua riflessione.
      Quanto scrivi mi fa capire che, la mia, non è una allergia dovuta a scarsa esperienza lavorativa (15 anni li considero veramente pochi) e/o ad un cambiamento di passo della realtà lavorativa.
      Bensì si tratta di una mal funzionamento del meccanismo lavorativo.
      Grazie ancora e buona giornata!
      Barbara

  2. Pingback: “Cavare sangue dalle rape” | Barbara Olivieri

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