Ricordi e Riflessioni (in ordine sparso)

Qualche sera fa ero a cena in un ristorante assieme al babbo.

A fianco a noi c’era una tavolata di uomini che colpiva per l’uniformità degli abiti: camicia bianca, pantaloni blu, cravatta “regimental” e giacche gettate sulle sedie (sempre di colore blu).

mister smithA me, certi dress-code simili alle divise mi inquietano. E tanto.
Mi fanno scattare un allarme nella testa, mi fanno pensare ad una irregimentazione. Un omologazione spinta.
E non mi riferisco alle divise delle compagnie aeree, delle forze dell’ordine e di altre funzioni simili.
No, quelle le considero divise con funzione di riconoscibilità per ausilio.

“Penso siano una forza vendita”, mi dice il babbo osservando i commensali di quel tavolo.
Il babbo… Buyer per 35 anni della sua vita, fedele alla stessa azienda.
Uomo rigoroso, mosso da una forte etica e da sani principi.
Uomo che – silenziosamente – osserva e valuta.

E osservando dinamiche relazionali e disposizioni del tavolo, ho visto i venditori (giovani) entusiasti e – per certi versi – molto stile anni ’80, e ho visto i loro capi (seduti ad un capo del tavolo): l’autorità manifestata da giacche rigorosamente indossate, sigaretta, e aria da padri (padroni?) di queste giovani promesse della vendita.

La mente, davanti a questa scena, è corsa ad un ricordo recente: è capitato che mi sia trovata in un ufficio che mi ha fatto sentire come nel film Matrix.

L’ufficio era perfetto: nessun foglio fuori posto, nessun cavo del computer fuori posto, neanche un granello di polvere, nulla fuori posto…
E quando è arrivato il funzionario è stata l’apoteosi: perfetto. Rasatura perfetta, abiti perfetti, pettinatura perfetta, pelle perfetta, manicure perfetta… Portava con se una cartellina con dei fogli ordinati in modo perfetto.

Pensavo di avere davanti Mister Smith.
E non sto scherzando.
Perché ho provato un senso di inquietudine non da poco.

Stamattina – andando a prendere il treno – ripensavo a queste considerazioni fatte qualche sera fa.
Ed è emerso un altro ricordo…

Quando il babbo mi portava il sabato mattina a vedere il cantiere dello stadio di San Siro.
C’era sempre una bella folla ad osservare i lavori.
Una folla muta e meravigliata davanti a questi uomini e a questi mezzi giganteschi, che stavano costruendo il terzo anello dello stadio.
Macchine inimmaginafoto gru belleli_025bili che noi – comuni mortali – guardavamo con occhi stupiti di bambini.

Ed ora emerge un altro ricordo che mi fa pensare che ci sia un comune denominatore genetico, in noi Olivieri: un mio cugino, da piccolo, alla domanda “Cosa farai da grande?”, lui rispondeva convintissimo: “Il ruspista!!!”
Non fa esattamente quello, però fa un lavoro che si muove nella stessa area: monta impianti…

Ora – mettendo per iscritto questi ricordi e queste riflessioni – credo di avere capito il perché di certe mie idiosincrasie ed il perché io abbia fatto certe scelte di vita professionale…

Sì, confermo, scrivere è utile.

Scrivere le proprie riflessioni.
Scrivere la propria storia.
Scrivere i propri ricordi.

Ti permette di capire e di mettere in fila un po’ di cose.
Ti permette di capire il perché sei dove sei e fai quello che fai.

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