Decidere e Definire

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Lavori su te stesso per tanto tempo.

A volte hai la sensazione di lavorare su te stesso da troppo tempo.

Inizi il tuo percorso anni prima.

E attraversi vicende alterne, spostandoti continuamente da un punto all’altro della tua identità.

Ma non riuscendo a fermarti sai (la pancia sa, mentre il cuore è sottoposto a sobbalzi e pressioni continue e brancola nel buio) che non stai percorrendo la strada giusta.

Semplicemente non sei tu.

Stai vestendo i panni di un altro, in una sorta di imitazione adolescenziale.

E non va bene…
Lo sai che non va bene.

Poi, dopo anni di sperimentazioni e di opportunità che ti capitano (e che ognuna lascia qualche semino di esperienza), arrivi ad ottobre del 2011 dove vivi dei giorni che ti danno una spallata (positiva) che inizia a far sgretolare la sovra-struttura fasulla.

Seguono mesi di emersione di bolle emotive, di crisi di identità e di professionalità (una sorta di travaglio… lunghetto per la verità).

Vai avanti così ancora per un po’.

Poi – dopo mesi di turbolenza e di freno a mano tirato – decidi che è arrivato il momento di risolvere.

Comunque sia, decidi che è arrivato il momento di dare una impronta definitiva, qualunque essa sia.
Decidi che è ora di finirla con le menate mentali.
Decidi che è ora di smetterla di girare in tondo, senza trovare (volontariamente?) la via di uscita.

Perché stai perdendo inesorabilmente tempo… E lo sai.

Ne sei consapevole, anche se magari fai finta di non sentire e di non vedere.

Inizi un percorso assistito, non privo di battute di arresto…

D’altronde quando decidi di uscire dal comodo loop che tanto amorevolmente hai arredato (parafrasando Geppi Cucciari) e che tanto amorevolmente si è preso cura di te, sollevandoti dalle assunzioni di responsabilità, è una battaglia duretta…

Ma vai avanti: devi rendere conto ad una persona del tuo operato e la tua parte disciplinata fa pressione per farti marciare, nonostante i piagnucolii del bimbo che c’è in te.

Alla fine, dopo avere percorso la strada, facendo tre passi avanti e due indietro, lavorando, simulando, leggendo libri, studiando, ascoltando e ascoltandoTI…

Dopo avere montato e smontato decine di volte ipotesi varie…

Dopo avere sperimentato vari ruoli…

Arrivi
Arrivi a vederti, a valutarti e a definirti (sempre con l’assistenza più o meno silenziosa dell’altra persona).

Due sere fa ho impiegato due ore per scrivere una mail di bilancio di “ora mi trovo qui e credo di essere arrivata”.

Scriverla è servita per mettere in ordine i pensieri, facendo sì che ci fosse anche una sorta di auto-organizzazione.

La risposta alla mail la mattina dopo è stata una conferma che ce l’hai fatta.

Hai definito i contorni.
Hai trovato le prime giuste nominalizzazioni.
Hai la bozza definitiva.

Ed essendo una bozza il lavoro non è finito.
Anzi, adesso si apre la fase di finalizzazione, più tecnica.
Quella fase di approntamento di mezzi per rendere reale e ancor più definito il prodotto finale.
Quella fase chirurgica, di affinamento.

Però, il grosso è fatto.

Ti sei scrollato di dosso tutte quelle maledette sovra-strutture che ti annebbiavano la vista e ti appesantivano, facendoti muovere come con il freno a mano tirato.

Non è una passeggiata. Non lo nego.
Però quello che c’è dall’altra parte, ripaga della fatica che fai durante la strada.

Sta a te scegliere…

Se senti che qualcosa non torna…

Puoi scegliere di ascoltare ed esaminare, affrontare il disagio di “quel qualcosa che non va”, di fare un check, quello che vuoi…

Oppure puoi scegliere di restare dove sei, con quella copertina del “qualcosa che non torna”, che ti copre le spalle amorevolmente, con protezione, e ti mantiene lì, dove ti trovi. Fermo nel tuo status-quo. Nel leggero, sottile, subdolo, sotterraneo disagio.

È una scelta… La tua.

E dovendo scegliere, sei costretto (nel bene e nel male) ad assumerti la responsabilità.

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