Imparare facendo ed emozionandosi…

TM 2

“Non sapevo che parlassi così bene l’inglese!” mi dice Angelo (mio mentore e Presidente del Milan Easy Toastmasters Club), durante la cena di gala della Conferenza del Toastmasters appena conclusasi.

“Nemmeno io…!” ho risposto

Stavo chiacchierando con Mie, una ospite del club di Berna…

Questo siparietto è un episodio emblematico di quell’insieme di esperienze che è stata la Conferenza Italiana dei Toastmasters, che si è svolta a Milano il 25 e 26 maggio.

Ebbene sì, questo piccolo episodio è stato l’esempio evidente e lampante che la stanchezza (in alcuni casi) sbriciola i blocchi psicologici che si creano nella tua mente e ti impediscono di fare alcune cose che sei in grado di fare. Ma che per manie di perfezionismo, non vuoi (e non puoi) fare perchè pensi di non essere capace e di non essere pronto.

La due giorni della Conferenza, e tutta la fase preparatoria, sono stati per me un gigantesco banco di prova ed un esercizio di stretching della mia zona di comfort.

E’ stata una occasione per testare e vedere molto bene all’opera la mia mania di perfezionismo e di controllo.

E’ stata una occasione per vedere sorgere e sgorgare (prive di controllo) “reazioni rettiliane” e “fiammate dittatoriali”.

Ed è stata anche l’occasione per capire ed imparare tantissime cose che – spero – resteranno nella memoria, scendendo in profondità, confidando che entrino a far parte del mio DNA. Come un bagaglio di competenze operative ed emotive su cui spero di poter fare conto in futuro.

Vedere come – davanti alle difficoltà – competenza, disciplina e anni-e-anni di allenamento siano in grado di renderti altamente pro-attivo, ed in grado di trovare rapidamente soluzioni a contrattempi imprevisti e non calcolati, ti fanno comprendere ancora una volta (e di più) cosa significhi applicarsi con determinazione e passione.

Ho imparato tanto. Tantissimo.

Preparando i Contest (prima), operando sul campo (poi) ed ascoltando momenti formativi di grande spessore.

Se dovessi trovare “le famose 3 cose che mi porto a casa” da questa esperienza, potrei elencare:

  1. preparati, studia, programma e… prepara anche un Piano B… non si può mai sapere quali imprevisti ti possano accadere; di solito arrivano dalla parte che consideri più forte e alla quale dedichi minore attenzione, considerandola solida; sovente – almeno io – mi concentro su possibili “anelli deboli” rinforzandoli, poi scopro che le zone che considero solide e forti (alle quali dedico minore attenzione, dopo una preparazione adeguata ma non una sufficiente sorveglianza) sono quelle che mi riservano delle “sorprese”;
  2. il perfezionismo spesso è deleterio: ti impedisce di fare le cose (come menzionavo poco sopra) e ti irrigidisce, impedendoti la giusta flessibilità che ti permette di trovare soluzioni, bloccandoti in una struttura mentale a griglia rigida;
  3. calma; il vecchio detto “la calma è la virtù dei forti” è sempre attuale e sovente me lo dimentico! Se si resta calmi, senza farsi soverchiare dal panico e dall’emotività negativa, che ti attaccano in caso di difficoltà (panico figlio del perfezionismo, che va a stuzzicare il lato meno piacevole e divertente della emotività), sei in grado di risolvere anche i problemi apparentemente insormontabili.

Ma l’insegnamento più importante che mi porto a casa è questo:

  • passione, allentamento e disciplina, rendono le persone in grado di risolvere problemi e riconfigurare situazioni in modo ottimale, qualsiasi sia la realtà che devono affrontare.

Ed infine mi porto a casa anche una frase che mi è stata detta da uno degli Officer del Distretto 59 del Toastmasters (dopo che c’era stato un “assestamento” in fase di apertura di giornata):

Capita! E’ come nella vita reale. Ed è un buon modo per esercitare leadership!

PS: siccome sono una perfezionista 🙂 non parlavo bene l’inglese… lo parlavo senza pensare troppo (con una sorta di disinvoltura) e – dove non trovavo i termini giusti – mi spiegavo usando altre parole…

3 pensieri su “Imparare facendo ed emozionandosi…

  1. Pingback: Che cosa vuoi fare? | Barbara Olivieri

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