L’Onda Emotiva

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Bene.

Quando i pensieri continuano a turbinare nella testa e tu cerchi di fermarli, è molto probabile che acquistino maggiore potenza e forza.

Un po’ come quando cerchi di soffocare qualcosa sotto un cuscino e questa cosa si dibatte ed usa tutta la sua forza per non soccombere.

E allora che diavolo puoi fare?

Lasciali sfogare.

Togli il guinzaglio alla bestia e lasciala scorrazzare.

Lascia che i pensieri più neri e nefasti, fluiscano.

Possibilmente siediti comodo e lascia che questa roba brutta fluisca come il fluido di un sistema circolatorio molto particolare.

Lascia che permei i tuoi tessuti.

Io di solito mi siedo sul divano, e guardo il soffitto.

E lascio che l’inferno mentale si scateni.

Tanto poi so – per esperienza – che questa onda andrà a perdere gradualmente la sua forza.

Smorzandosi inesorabilmente ed andando a morire come una debole risacca.

Bene.

Una sera – complice la stanchezza e le tensioni di questi giorni – è avvenuto proprio questo.

Un pensiero mi è piombato addosso come un avvoltoio gigantesco.

Si è svegliato uno dei soliti demoni.

Un’onda ha cominciato a nascere all’altezza del pancia, acquistando sempre maggiore forza.

Mi sono accorta che non era l’emersione di una bolla emotiva.

No.

Era una torsione emotiva.

Peggio.

Tanto per dare l’idea, era come vedere una di quelle super-impalcature di grattacieli che ho visto a Bangkok, realizzate in bambù, sottoposte alla torsione di un monsone.

Non emergeva, restava lì in una sorta di moto rotatorio.

Inutile ragionare.

Inutile fare profondi respiri.

Non c’erano santi, la bestia reclamava lo scorazzamento libero.

E scorazzamento libero è stato.

Mi sono accomodata, ho poggiato la testa allo schienale del divano, e – fissando il soffitto – ho lasciato andare.

Durata della tempesta? Una ventina di minuti circa.

Poi, lentamente, la bestia – dopo avere scorrazzato feroce avanti ed indietro – è tornata indietro trotterellando e si è accucciata, mansueta al mio fianco.

Alla fine ero emotivamente esausta.

Ma almeno quieta.

Malconcia ma quieta.

L’unica traccia biochimica era un sapore amaro in bocca.

L’unica traccia rilevabile, fisica e concreta.

Il resto era emotività allo stato puro.

Nessuna traccia evidente, fisica, visibile.


4 thoughts on “L’Onda Emotiva

  1. Una sensazione che conosco…hai descritto perfettamente la tempesta…arriva ….ma se ne va anche…basta un po’ di tempo e pazienza….

  2. Spesso uno fa l’errore di cercare di distrarsi con qualcos’altro… ma questo rimanda soltanto il momento.
    Penso davvero che l’unico modo sia quello che descrivi tu.
    Niente musica, niente di niente… solo tu e i pensieri e una posizione comoda ma non troppo (per non dormirci sopra).

    1. Sì, Luca.
      Per quanto mi riguarda se l’avvoltoio mi piomba addosso in un momento poco opportuno (esempio: durante la giornata lavorativa), cerco di distrarmi. Per poi affrontarlo, però, in un momento di quiete.
      E – sempre per quanto mi riguarda – non riesco a dormirci sopra. Anzi, può succedere il contrario: mi può svegliare anche nel pieno della notte.
      Grazie! 🙂

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