Un’altra camminata catartica…

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Due settimane fa ho fatto la mia consueta camminata del weekend.

Il tempo abbastanza clemente, mi ha concesso di fare i miei circuiti sia sabato che domenica.

E mentre sabato la camminata è stata accompagnata da una lunga telefonata, utile a scambiarsi opinioni e riflessioni su una questione complicata, domenica è stato diverso.

Col bagaglio di tensioni che erano in corso (fortunatamente appianate nei giorni successivi) e con la mente affollata di pensieri, ho affrontato l'”allentamento” come un momento di scarico a terra proprio delle tensioni accumulate (come quando si mettono a terra circuiti elettrici e masse metalliche…).

Ed è stata una esperienza piuttosto interessante…

Sì, perché dopo la fase iniziale di scarico vero e proprio, dove i pensieri si accavallavano uno sull’altro, la tensione cresceva ed il passo si faceva più aggressivo, con l’impatto sul terreno sempre più forte, come a volere martellare il pavimento e a scrollarsi di dosso la fatica mentale e lo stress, da un certo punto in avanti è successo altro.

Non è la prima volta che – camminando – vado in una sorta di trance, dove la mente apparentemente tace ed il corpo mi porta dove vuole lui, senza che io sia consapevole del giro che sto facendo.

Ma stavolta è stato come un susseguirsi di stati di associazione-dissociazione tra la mente ed il corpo.
C’erano momenti nei quali vi era una sorta di dialogo costante tra le due “entità”, dove la mente impartiva o suggeriva comandi, come un pilota che governa un mezzo (dove il mezzo era il corpo).
C’erano altri momenti nei quali il mezzo (il corpo) andava per conto suo, seguendo – e a volte inseguendo – qualcosa che la mente non riusciva a cogliere.

E proprio in quei momenti, quando ritornavo in una sorta di “presenza” e sorveglianza sul corpo, mi rendevo conto che accadevano delle cose interessanti.

Non so cosa stesse succedendo, ma osservavo e registravo un cambio di assetto del fisico che – in una sorta di… feroce determinazione?… inseguiva qualcosa, spostando in avanti il busto come a volere raggiungere una meta, mettendo in difficoltà la parte inferiore (le gambe) che faticavano a stargli dietro. In quei momenti avveniva una sorta di richiamo che faceva indietreggiare il busto, in una sorta di riallineamento con la parte inferiore del corpo.

Ed allora ricominciava una sorta di dialogo interno, dove la mente cercava di tenere sotto controllo un mezzo che stava comunicando-sfogando-scalpitando qualcosa di sconosciuto.

Poteva essere un tentativo di rompere il ritmo della camminata per passare alla corsa…
Poteva essere una sorta di tentativo di raggiungere un obiettivo…
Poteva essere uno sfogo della tensione accumulata, fuggendo dalla stessa…

Non lo so.

So solo che mai come due settimane fa, ho assistito e sperimentato in maniera così nitida quello che il corpo sta tentando di dirti ed il dialogo – a volte difficile – che c’è tra mente e corpo…

Sicuramente è stato un episodio utile a sensibilizzarmi, a farmi prendere coscienza di qualcosa…

Qualcosa di cui devo fare tesoro…

(La foto è stata scattata l’altro ieri… Un incontro molto fortunato!)

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