Questo blog va in stand by…

 

pausa

…per un po’.

Per quanto?
Non ne ho la più pallida idea.
Una settimana, un mese, un anno…? Non lo so.
So solo che va in stand-by.

Era già da un po’ che provavo un senso di disagio al pensiero di dover pubblicare qualcosa, perché era da troppo tempo che non scrivevo (dicono che il ritmo di un articolo alla settimana è buono, altrimenti il blog va a morire, finendo nel dimenticatoio della rete e scomparendo dalle prime pagine dei motori di ricerca…).
Stava diventando un dovere, una fatica.
E le idee iniziavano a scarseggiare (a parte qualche riflessione sporadica).

Il colpo di grazia mi è stato dato ieri quando, parlando con una persona di notevole livello intellettuale e di altrettanto notevole livello di influenza culturale, mi ha detto di non avere un sito internet e di avere come unico profilo on-line quello di Facebook.
E questo non va a discapito della sua notorietà.

Ed oggi, ripensando anche a quella considerazione capitata così per caso – davanti ad un caffè – ho ri-avvertito il disagio di avere un blog da dover per forza tenere in vita.

Mi sono chiesta: “Ma io che lavoro faccio? Cosa comunico? Cosa voglio comunicare? Che informazioni cerco e condivido in rete? Cosa mi interessa?”

Ho pensato a tutti i miei profili web e ho anche ripercorso la mia storia in rete.

Partii tanti anni fa da Neurona (una delle prime community online), successivamente aprii un profilo Xing (che – dopo qualche anno – trasformai in profilo “premium” a pagamento) e – se non ricordo male – nel tempo Neurona fu assorbito da Xing.
Partecipai a tanti gruppi di Xing.
Poi – due/tre anni fa – approdai a LinkedIn (dopo avere aperto profili sui vari portali di recruitement quali Monster, Talent Manager, e altri…) e – da lì – fu una rapida successione di apertura di altri profili (Facebook, Twitter, Anobii, Instagram, Pinterest fino ad arrivare a Google+) e di un blog.
Il blog lo aprii su sollecitazione di esperti che dicevano più o meno: “Aprite un blog! Non contate solo sui social network. Un domani i social network possono chiudere, cambiare… Aprite anche un blog o – meglio ancora – un sito!”

Fu corsa ansiogena all’apertura del blog, con l’impegno (stile compiti a casa) di scrivere qualcosa una volta alla settimana.
Ora – dopo 2 anni abbondanti – gli argomenti si stanno esaurendo e, riguardando quanto ho scritto, mi rendo conto che si tratta di una entità stile “diario” (“uno spazio di riflessione”, come tranquillamente dichiarato nella introduzione) che non ha più ragione di esistere.
Rappresenta un qualcosa che – per quanto mi riguarda – è superato.
A favore di altre forme di comunicazione.

Alcuni miei contatti on-line hanno già fatto questo salto, passando ad altri strumenti digitali (tipo Tumblr… per me ancora un oggetto misterioso, che mi riprometto sempre di studiare e che forse adesso inizierò a studiare sul serio…).
Altri sono presenti solo su alcuni social network (tipo Twitter, per esempio…).

Se poi penso, da neofita e non professionista del web, che uso sempre più dispositivi mobili (iPhone ed iPad) che mi fanno stare sempre connessa e mi permettono di condividere in tempo reale pensieri, immagini, foto, brani di libro, ecc. ecc., ecco che il blog (per me) diventa uno strumento obsoleto.

Esempi…
Se faccio una foto e la condivido su Instagram (App concepita principalmente per smartphone), posso condividerla contemporaneamente anche su Twitter e Facebook;
Se leggo un libro (che attraverso la App di Anobii, posso archiviare direttamente nella mia libreria online sul mio profilo del social network dedicato ai libri), posso votare, scrivere e condividere su Anobii, condividendo anche – in contemporanea – sui profili di Twitter e Facebook;
Se trovo immagini interessanti sul web (anche articoli), posso condividerle su Pinterest, che rilancia su Twitter e su Facebook;
Se trovo articoli interessanti sul web posso condividerli ovunque (Twitter, Facebook, Google+ e LinkedIn);
Se scrivo e condivido qualcosa su LinkedIn, posso rilanciare in automatico su Twitter.
Se seleziono dei video su YouTube, posso condividere su Twitter, su Facebook e su Google+.
Dal mio account su TED posso trovare e condividere, su Facebook e Twitter, dei Talks interessanti.
Su Facebook posso scrivere delle note/articoli. E, se il profilo è pubblico, quanto scritto è – potenzialmente – visibile a migliaia, milioni di utenti.
Quindi – secondo me – il blog diventa una inutile ridondanza, che rappresenta un impegno in più (allo stato attuale).

Se poi faccio una ulteriore considerazione sulle identità rappresentate nei vari social network, la differenziazione dei contenuti si fa interessante. Per esempio: su Instagram condivido foto scattate da me; su Pinterest condivido immagini di Architettura, Design, Arti Visive; su Twitter convergono tutte le informazioni condivise sui vari social Network; su Facebook condivido riflessioni e articoli che rappresentano interessi personali (che vanno dalla professione, alle riflessioni scritte come appunti, a quanto condiviso sugli altri social network); su Google+ condivido articoli, commentandoli; su LinkedIn si parla di professione…

La velocità di condivisione, la iperconnessione, i social network – che sono diventate delle super-piattaforme tematiche – ed i dispositivi mobili, hanno modificato il mio modo di comunicare.
E hanno reso il blog uno strumento lento e prolisso.

Quindi – dopo questa lunghissima dissertazione – sospendo le pubblicazioni.
Non chiudo il blog. Lo lascio in stand-by, andando verso altre forme di comunicazione.
Senza rimpianti.
È un pezzo della mia storia sul web.

Nel frattempo studio Tumblr…
E mi sento più leggera…
(Era diventato proprio un fardello di qualcosa che non sono più)

5 pensieri su “Questo blog va in stand by…

  1. Pingback: Ed il blog riprende la sua marcia… « BarbaraOlivieri

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