13 giorni senza la tivù

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Sono 13 giorni che ho spento la tivù.
E superata una prima crisi di astinenza, comincio ad apprezzare il tempo che sto recuperando per fare altro (come già mi dicevano da tempo amici che hanno fatto questa scelta da molto prima di me).
Non contenta, ieri sera ho provato ad accenderla per 10 minuti… L’ho ri-spenta.

E proprio ieri sera ho seguito indirettamente il dibattito sulle primarie, leggendo i post che venivano pubblicati sui social network, facendomi una serie di ragionamenti ulteriori sulla tivù e sulla verticalizzazione della informazione (è il mio personalissimo tormentone del periodo…).
Lo stare lontano dal mezzo ti fa vedere le cose in modo un po’ differente, come accade in tutte le occasioni. E mi ha fatto tornare in mente un paio di episodi di scarsa informazione (o informazione manipolata) che viene inoculata dall’alto (che si tratti di TV o di carta stampata).

Il primo episodio è relativo all’ospedale di Bergamo (oggetto di un servizio a Report, di un paio di settimane fa): struttura sanitaria disgraziata, piena di magagne ma in dirittura di arrivo. Per quello che mi hanno raccontato, il programma ha detto (ad accusa) due cose assolutamente idiote (ma che su persone che non conoscono gli argomenti fanno presa, generando opinioni su basi falsate): il problema del fatto che è stato costruito in una zona paludosa ed il costo elevato per posto-letto (400.000 euro). Motivazioni stupide perché ormai si costruisce anche sott’acqua (che vogliamo dire dell’aeroporto costruito in mare da Renzo Piano in Giappone, che ha retto pure ad un terremoto?) e perché l’ospedale non ha solo posti letto, ma ha anche altre “cose” (per esempio: 36 sale operatorie, un numero imprecisato di TAC, Angiografi, RM, Laboratori – distribuiti su 11.000 metri quadri – e 6000 metri quadri di Terapia Intensiva…) che contribuiscono al costo di costruzione.
Che l’ospedale abbia dei problemi è un dato di fatto, ma da qui a dare notizie approssimative c’è in mezzo un mare di informazione sballata.
Altra questione è quella del possibile taglio degli accreditamenti ASL di alcune cliniche private in Lombardia: prima di dare informazioni parziali, pregne di generalizzazioni e prive di approfondimenti, forse è utile comprendere ed informare su come avviene la procedura di accreditamento e cosa comporta l’essere accreditati in termini di erogazioni di fondi da parte della Sanità. Mi è stato detto che hanno parlato di taglio di 30.000 posti letto in Lombardia (sembra scritto dal Corriere), quando i posti sono poco più di 7.000…

Ora, va bene fare informazione, ma mi sembra che negli ultimi tempi tutti i mezzi di comunicazione (tivù e carta stampata), assetati sempre più di spettacolarizzazione catastrofica e voyeuristica, non facciano altro che dare notizie utili solo a generare ulteriore allarmismo, preoccupazione e demotivazione.
Per questo io mi sono stancata e ho spento la tivù.
Preferisco cercare le informazioni altrove, andando a rovistare ovunque per cercare di farmi una opinione la più imparziale possibile, basata su notizie provenienti dalle fonti più disparate…

E mi torna in mente anche una mini serie TV che ho visto su SKY qualche tempo fa: Black Mirror. In particolare l’episodio “15 milioni di celebrità”: una estremizzazione di un qualcosa che però c’è (in termini di comunicazione e alienazione della stessa).
È una mini serie britannica (3 episodi) che consiglio di vedere. Forse uno dei pochi prodotti in circolazione che considero interessanti e che – nel suo essere estremo – fa fare qualche riflessione.

Ciliegina sulla torta è uno speech che ho ascoltato proprio stasera al meeting di Milan Easy Toastmasters Club, con un suggerimento che mi ha confermato la scelta fatta: per scacciare i pensieri negativi capaci di “piegarti come un origami” (come uso dire io) stai lontano per un po’ dai media. Stando lontano anche dalla free-press che trovi in distribuzione nelle Metropolitane: pubblicazioni che sono un condensato di negatività e morboso godimento nel generare ansia. [Per la cronaca ho smesso di leggere Metro quando ha perso la sua impostazione nordica, tarandosi sul mercato della stampa di basso livello di stile italiano… Un vero peccato, una occasione persa…]

Sono pensieri a ruota libera sullo stile di comunicazione e sul suo contenuto che condivido sempre meno, e che mi preoccupa sempre più per la presa che ha sulla stragrande maggioranza della gente.

C’è molto lavoro da fare e per fortuna qualcuno ha iniziato a rimboccarsi le maniche.

4 pensieri su “13 giorni senza la tivù

  1. Ciao Barbara, io sono sempre stato abulico nei confronti della TV, non mi so controllare, l’accendevo quando mi alzavo e la spegnevo quando andavo a a dormire. Resomi conto di quanto mi facessero “incazzare” certe trasmissioni pseudo-politiche, un giorno di tanti anni fa ho portato l’apparecchio televisivo in cantina. E lì e rimasto. Ciaooo!!!

    • Ciao Franco,
      anche io ero una che appena arrivava a casa accendeva la tv. Poi mi sono resa conto che guardavo sempre le stesse cose, anche in replica, ignorando il resto.
      Non sopportavo più opinionisti, catastrofismi vari e idiozie assurde.
      Ho provato a spegnere la tv ed ad ascoltare musica, leggendo, navigando su internet, scrivendo… E ho scoperto un altro pianeta.
      Non credo tornerò indietro. 🙂

  2. Cara Barbara, navigando in rete mi sono imbattuto nel suo blog e ho letto che l’informazione verticale è il suo “tormentone personale”. E’ anche il mio!
    E allora permetta che le segnali questa notizia, relativa alla presentazione di un nuovo quotidiano online

    FerraraItalia, l’informazione verticale
    Presentazione del nuovo quotidiano glocal indipendente
    Assieme al direttore Sergio Gessi intervengono redattori e opinionisti
    La nascita di una testata giornalistica indipendente rappresenta sempre un
    fatto positivo per l’informazione e per la democrazia. A due mesi dal
    battesimo, “FerraraItalia” (www.ferraraitalia.it) presenta alla cittadinanza
    ferrarese la propria filosofia editoriale. “Ferraraitalia” si propone come
    osservatorio giornalistico indipendente che orienta lo sguardo sull’attualità più
    che sulla cronaca in senso stretto. Attraverso opinioni, inchieste, interviste e
    vicende emblematiche cerca di fornire chiavi di comprensione e strumenti di
    interpretazione per capire la realtà in cui viviamo, in una prospettiva che
    considera l’inscindibile interazione fra particolare e generale, centrale e
    periferico, micro e macrocosmo. Un nuovo quotidiano online che, attraverso
    minuti fatti o marginali accadimenti, tenta di rivelare la realtà più ampia della
    quale tali vicende sono espressione, scegliendo il caso particolare come
    estrinsecazione di una attitudine generale o riflesso di un orientamento diffuso.
    Il punto di osservazione è Ferrara, l’orizzonte di riferimento è il mondo, nella
    consapevolezza che locale e globale rispecchiano dimensioni assolutamente
    complementari.

    • Buonasera Sergio,
      complimenti per il progetto editoriale.
      L’assunto che “Il punto di osservazione è Ferrara, l’orizzonte di riferimento è il mondo, nella consapevolezza che locale e globale rispecchiano dimensioni assolutamente complementari.” lo trovo particolarmente azzeccato. Proprio oggi leggevo da qualche parte che i confini ormai sono inesistenti e che siamo (volente o nolente) cittadini del mondo, pur essendo fisicamente localizzati in un punto preciso (da un punto di vista territoriale).
      In bocca al lupo!
      Barbara

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