Demiurgo

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Questa parola credo di averla incontrata per la prima volta tanto tempo fa in un libro di Alan D. Altieri (scrittore italiano, definito come “scrittore dell’Apocalisse”), di cui apprezzo il linguaggio fortemente evocativo, in grado di descrivere ambienti e situazioni con parole onomatopeiche.

Poi, come sempre, quando non sei pronto ad accogliere cose ed eventi, la parola è cascata serenamente nel dimenticatoio, fino al penultimo libro di Altieri “Underworlds” (una raccolta di storie), dove la parola “Demiurgo” ricompare nel racconto “Totentanz”. Una storia estrema che narra di un reality stile Grande Fratello (portato alle estreme conseguenze), ambientato in un futuro non precisato ed apocalittico: un racconto disturbante (per quello che viene descritto), ma dalla notevole forza linguistica.
Qui il Demiurgo (senza nome e descritto attraverso una definizione di colori) è colui che tutto controlla: una sorta di dittatore, ideatore del programma, in grado di controllare ed infiammare le masse.
Ed effettivamente la parola Demiurgo, evoca un che di potenza (almeno per me).
E, sempre per me, è una parola onomatopeica.

Questa volta, con “Totentanz”, faccio un passettino in più: non dimentico più questa parola, bensì si deposita nel “retrocranio” (come lo chiamo io) e resta in stand-by.

Fino a qualche mese dopo, quando si ripresenta in un’altra occasione.

A Nimis, in un weekend di luglio, partecipo ad un seminario ispirato da un libro scritto da Gianfranco Damico (“Piantala di essere te stesso“) e condotto dallo stesso coach-scrittore. Pur essendo un seminario soprattutto di ascolto, vengono piantati altri semi che diventano spunti di crescita e di riflessione.

E la parola Demiurgo riemerge con prepotenza.

Citata dallo stesso Gianfranco, che menziona proprio questa figura mitologica e filosofica (una definizione della parola viene data qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Demiurgo) come una sorta di riferimento, di Direttore del nostro “IO albergo” (per citare uno dei concetti chiave del suo libro), in grado di sovrintendere ai tanti nostri “IO”, regolandone il comportamento e l’avvicendarsi all’interno di situazioni di vita.

Stavolta, la parola comincia seriamente a girarmi nella testa, insistendo, e insistendo ancora…
Più insiste, nel suo girare quasi in loop, maggiore è la forza che acquisisce. Soprattutto in relazione alle turbolenze emotive alle quali sono sottoposta da un po’ di tempo a questa parte.

Forse c’è la necessità di dare le chiavi del controllo dell’emotività (chiamiamola “gestione dell’emotività”… è meno coercitiva…) a qualcosa che abbia una forza maggiore rispetto ai tanti “IO” di cui sono (siamo) composta, come pietre multisfaccettate.

Forse c’è la necessità di dare in gestione l’emotività ad una specie di “Big Mind” (altro concetto chiave conosciuto quasi un anno fa, ma questa è un’altra storia…).

E siccome credo molto nella forza delle parole, e nella portata di quello che ci diciamo e ci raccontiamo (all’interno di noi stessi), ho pensato: “Quale migliore occasione per farselo incidere sul metallo?”
Se si pensa poi che incidere sul metallo può avere un valore simbolico forte, oltre che essere un atto definitivo e durevole, il gioco è fatto.
Unire una “key-word” come Demiurgo all’atto dell’incidere nel metallo (ha anche un che di mitologico, guarda caso), assume un significato di suggello. Marchiando e rinforzando una parola, trasformandola definitivamente in àncora.

E allora, presa la decisione, decido di contattare Ink Project, il cui ideatore Valerio Tagliacarne ho conosciuto all’edizione di maggio del corso Jo.Y, condotto da Sebastiano Zanolli, per farmi incidere la “parola magica” su un loro anello.
Ink Project è una bella realtà la cui mission è quella di rendere ogni gioiello un pezzo unico, facendolo personalizzare dal cliente che decide cosa farci incidere sopra. Frasi che rappresentano storie, parole chiave, piccoli disegni significativi…

Ognuno di noi ha qualcosa da ricordare e da raccontare.
E allora perché non scriverlo sul metallo indelebilmente?

Grazie a Ink Project e a Valerio Tagliacarne!

Non finisce qui…
Di storie da raccontare ce ne possono essere tante…

Un pensiero su “Demiurgo

  1. Pingback: Stay Focused (INK Project) | Barbara Olivieri

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