Saper dire di no

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In questi giorni mi sta accadendo di ritrovarmi a riflettere spesso sulla qualità del lavoro che viene svolto quotidianamente.

Sulla mia predilezione per la qualità rispetto alla quantità, ci avevo già riflettuto in un precedente post.
Ed ultimamente ho fatto ulteriore passo avanti nelle considerazioni grazie ad un articolo rilanciato di recente in occasione del prossimo seminario che William Ury terrà a Vicenza il prossimo 12 ottobre.

L’argomento che – presumo – verrà trattato in questa giornata riguarda il “No positivo”, oggetto anche di un interessante libro da lui scritto nel lontano 2007 (e che io ho letto nel 2008).
Un libro che consiglio vivamente, che ho trovato molto interessante e che rappresenta uno di quei testi cardine che sono stati (e sono tuttora) fondamentali per me.

Quello che viene descritto in modo estremamente semplice ed efficace (e che conto di riascoltare, ed integrare con nuove riflessioni, nel prossimo seminario del 12 ottobre) è un sistema per “dire di no” senza danneggiare la controparte e senza rinunciare (e danneggiare) le nostre necessità.

È un testo che suggerirei e regalerei a molte persone, sia per questioni personali, sia per questioni professionali.

E proprio sulle questioni professionali, in questi ultimi tempi, sto sperimentando (direttamente ed indirettamente) le difficoltà del “non sapere dire di no”.

Leggendo l’articolo pubblicato sul sito di Sebastiano Zanolli (che riflette sul saper dire di no nel settore vendite) ho avuto modo di fare qualche riflessione anche sull’area nella quale lavoro io (tecnica e di progettazione).

Perché anche in ambito tecnico si vende: professionalità, servizi, progetti… Sicuramente qualcosa di più “rarefatto” rispetto a “merce concreta” come può essere un oggetto, un accessorio, un abito o altro.
Ed anche in quest’area (come ovunque) si soffre sul sapere dire di no.

Quello che riscontro dal mio punto di vista abbastanza laterale (non essendo una delle motrici decisionali) è che dire sempre di sì alla lunga danneggia.
E’ scontato, ma forse non così tanto se poi si ricade negli stessi errori e si è sordi ai campanelli di allarme…

Il dire sempre di sì, danneggia in termini di qualità del servizio erogato: rende possibili margini di errore sempre più ampi ed indefiniti (dovuti principalmente a sovraccarico lavorativo che ti impedisce di svolgere compiti con una sequenzialità logica e organizzativa, prestando cura ed attenzione a ciò che stai facendo).
Il dire sempre di sì, danneggia in termini di qualità di vita lavorativa: orari sempre più malsani, stress, clima avvelenato, incomprensioni…

Il risultato può essere una graduale ed inesorabile perdita di passione per quello che si fa, con conseguente caduta della qualità lavorativa e del prodotto fornito.

Ma forse la cosa ancora più dannosa è quando dietro il “non sapere di no” si cela la “paura del dire di no”: la paura di perdere il cliente, di perdere le occasioni…
Se poi questa paura è ben radicata in profondità (dovuta anche ad anni di “utilizzo” di una metodica di condiscendenza incondizionata verso le richieste degli altri), è difficile intervenire.
Non impossibile, ma difficile.

Iniziare a dire di no può costare una fatica immensa.
Ma il ritorno è estremamente prezioso: si salvaguarda lucidità mentale e qualità lavorative. A favore anche della tutela di altri ambiti importanti della propria vita, che possono contribuire ad arricchire (sinergicamente) la propria professione.

Se questa scelta di iniziare a dire di no (a “piantare dei paletti”) decidi di condurla autonomamente, devi essere pronto (e sufficientemente solido) ad affrontare attriti e pressioni da parte di chi non vuole comprendere questa tua scelta (non può? non riesce?).
Ed il tuo compito è quello di far comprendere che continuerai a garantire la stessa qualità del servizio e del prodotto.
Il tuo compito sarà quello di far capire che “dire di no” (arginare) non sarà una negazione a priori, bensì una negazione volta a costruire qualcosa di più funzionale e di livello qualitativo più elevato.

2 pensieri su “Saper dire di no

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