Camminare mi fa bene…

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Già, camminare mi fa bene…
Qualcuno penserà (non senza ironia): “Ma dai??!! Giura??!!

È vero, è una considerazione di una banalità sconcertante.
E forse proprio per la sua banalità, può sfuggire alla percezione dei più.
Impegnati come siamo a correre e dividerci tra lavoro, famiglia (chi ce l’ha) e altre incombenze ed impegni di varia importanza.

Sempre con la mente occupata.
Magari fuggendo un pochino dal silenzio e dai pochi spazi di riflessione e solitudine che possiamo ricavarci… Per non sentire cose che non vogliamo ascoltare e per non vedere problemi che non vogliamo risolvere…

E camminare penso sia un buon modo per stare un po’ con sé stessi, per scaricare la tensione di una giornata lavorativa, per mantenersi in forma senza farsi venire un infarto, per respirare un po’ d’aria dopo avere magari passato una intera giornata chiusi in ufficio,…

E ieri ho avuto modo di apprezzare ancora di più il beneficio di una camminata a passo sostenuto, fatta alla fine della giornata lavorativa.

Infatti ieri è stata una giornata pesante.
Non ci sono state particolari difficoltà lavorative, tutt’altro: siamo ancora in uno stato di torpore post-vacanziero. Stiamo scaldando ancora i motori.

Eppure…

Eppure sarà stato lo stravizio alimentare degli ultimi due giorni, che mi ha un po’ provato.
Sarà che sento l’arrivo della perturbazione…
Saranno i pensieri e le riflessioni che affollano la mente nelle ultime settimane…

Fatto sta che ieri ero veramente molto-molto stanca.
E alla fine della giornata mi sono letteralmente trascinata verso casa, dicendo a me stessa: “No, stasera salto. Stasera non vado a camminare. Non ce la faccio proprio.

Nel contempo, pensavo: “Disciplina, Barbara. Ci vuole disciplina. Auto-disciplina. Solo con la disciplina riesci a sconfiggere, o perlomeno a governare, fatica e cattivi pensieri. Lo hai promesso a te stessa: fare una camminata a passo sostenuto di circa un’ora, tutti i giorni. Non puoi tradire te stessa. Non su questo. Non ora.

Così, sempre stancamente, arrivata a casa, ho depositato lo zainetto, mi sono cambiata e sono andata a camminare.

Il primo chilometro e mezzo è stata una tortura.
Le gambe che sembravano legate con elastici.
Il fiato corto, quasi bloccato.
L’andatura quasi trascinata.
Torna indietro. Stasera non ce la fai. Torna indietro.” Mi ripetevo.
Ma ho insistito. Sono andata avanti, in nome della disciplina.
In nome di una promessa fatta a me stessa. Per il mio bene.
In silenzio. Senza musica nelle orecchie.
Ascoltando il fisico, ascoltando il respiro e lasciando scorrere i pensieri in assoluta libertà.

E dopo un po’ lo sblocco, lo scioglimento, è avvenuto.
L’andatura è aumentata.
Il passo si è sciolto.
La postura si è raddrizzata.
Il respiro si è aperto (con qualche piccola apnea quando i pensieri si affollavano ulteriormente nella mente).

Le gambe mi hanno portato dove volevano loro.
Mentre lasciavo che la mente scorrazzasse libera, saltando da un pensiero all’altro, tuffandosi in pensieri paranoici per riemergere in pensieri ossessivi, per spostarsi su preoccupazioni… Il tutto in assoluta libertà, senza costrizioni. In libero sfogo. Perché così doveva essere.

E avanti così, mentre le gambe continuavano a portarmi e il respiro continuava lentamente ad aprirsi (quasi “a gradini” per le tensioni che via-via si scioglievano)…
Fino a quando la mente si è svuotata, è ammutolita e ha iniziato ad ascoltare e a concentrasi sul corpo che via-via vedeva scivolare lontano da sé le tensioni della giornata, alleggerendosi sempre più…

Sono arrivata a casa esausta.
Stanca. Stanchissima.
Sudata. Indolenzita.

Ma serena. Con la testa vuota.
Coi pensieri che prima mi stavano appollaiati sulla spalla, e che ora – semplicemente – non c’erano più.

Sì, ieri sera camminare mi ha fatto bene.
Sì, camminare mi fa bene.
Sì, stasera si cammina ancora.

4 pensieri su “Camminare mi fa bene…

  1. Tempo fa ho preso la decisione di andare in ufficio in bicicletta. Una decisione banale, perché la distanza è veramente minima, pochi minuti. Dopo alcuni mesi, la bicicletta mi è stata rubata (benché legata nel cortile del palazzo). La scelta è stata di NON MOLLARE e di ricomprarla.
    La bicicletta era ed è solo uno strumento per poter apprezzare diversamente il concetto di libertà. Alla fine, l’aspetto legato all’allenamento del fisico credo venga in secondo piano.
    http://pierluigimodesti.it/2012/04/03/panta-rei/

  2. Brava, è così che si fa; mi piace quando parli di pensieri ossessivi ai quali in automatistismo olistico si associa il fiato corto. Noi siamo un tutt’uno, i medici, non tutti, curano parti del tuo corpo ma mai pensano in modo aperto, pieno, olistico appunto. Io nuoto, camminare a passo sostenuto e qualsiasi attività aerobica aiuta, cavolo se aiuta. Brava

  3. Pingback: Porti sicuri « BarbaraOlivieri

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