Qualità vs Quantità

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Immagine tratta da Valentina Falcinelli – http://www.valentinafalcinelli.it/

Venerdì scorso abbiamo consegnato la prima parte di un importante lavoro di pianificazione territoriale. In particolare, nello studio per cui lavoro, ci siamo occupati delle infrastrutture di Alta e Media Tensione, e delle Telecomunicazioni.

La fase che abbiamo consegnato (denominata, con grande fantasia, Fase 2) ha consistito nella analisi dei dati raccolti in Fase 1.

Come sempre accade, nonostante la programmazione, nonostante l’elevato numero di figure professionali coinvolte (di varie discipline: dall’urbanistica alle infrastrutture, dall’agricoltura al turismo, dalle reti elettriche agli insediamenti urbani) si è arrivati “lunghi” sulla consegna (interna), con il conseguente stress da alto numero di ore di lavoro e ritmi sclerotici, ed il rischio di errore di interpretazione ed elaborazione dei dati.

Ma il vero problema è stata l’enorme quantità di informazioni che in fase finale sono comparse dal nulla e sono state rovesciate addosso – in particolare – alla parte elettrica (ossia noi).

Non si è ben compreso se tali dati siano arrivati in ritardo (dopo numerosi solleciti), oppure se erano già disponibili ma non erano stati ben individuati da chi ci aveva preceduto.

Fatto sta che gli ultimi giorni (le ultime 72 ore) hanno visto uno tsunami di indicazioni abbattersi su di noi, con la mia (in qualità di responsabile di commessa) presa di decisione drastica (condivisa con i colleghi e non priva di rischio) di ignorare i dati in recepimento, rimandando ad una successiva fase di revisione (prevista) la loro verifica ed il loro (eventuale) inserimento.

Ho deciso di prediligere la qualità rispetto alla quantità.
Ho ritenuto opportuno consolidare le informazioni in nostro possesso, da noi profondamente conosciute ed elaborate, piuttosto che recepire dati sconosciuti e non filtrati (se non rapidamente), da inserire “al buio”, al fine di ingrossare il volume dello studio.

Non è stato facile arginare e contenere l’ansia del cliente che continuava ad inviare materiale.
Lo si è dovuto convincere che – proprio esistendo una fase di revisione – onde evitare errori di interpretazione, i dati andavano congelati, le bocce andavano fermate, e la documentazione andava consolidata ed emessa, rimandando alla fase successiva l’emissione di nuovi documenti ed informazioni.

Mi rendo conto che, facendo questo mestiere, non è facile trovare colleghi e professionisti in grado di prendere decisioni di questo tipo.
Spesso li trovi in persone di una certa età ed esperienza: persone in grado di assumersi responsabilità di un certo peso e prendere decisioni solide.
E forse è proprio per questo che i Project Manager non possono (secondo me) essere uomini e donne giovani.
Devono essere persone in grado di selezionare le informazioni (al fine di farle circolare correttamente), di prendere decisioni “rischiose” (con chiaro in mente una valutazione dei pro e dei contro) e tali da avere una cultura professionale che permetta loro di avere una sufficiente, ampia visione delle variabili in gioco.

Penso che questo tipo di scelte siano un buon modo per prediligere la qualità rispetto alla quantità.

Immagine tratta da Google Images

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