Bisogna farsi un mazzo così…

Sono stata battuta sul filo del rasoio da un articolo di Claudio Belotti sul suo blog (“Per arrivare alla vetta bisogna far fatica“): anche io avevo (ed ho) intenzione di fare qualche riflessione sulla fatica nel perseguimento dei risultati che ti sei prefissato, o delle promesse che hai fatto e che vuoi (e devi) mantenere.

Proprio sabato sera ne parlavo con mia madre, davanti ad un piatto di salumi, dopo avere visto un bello spettacolo teatrale.

E mi sono resa conto che far passare il concetto che “per ottenere le cose bisogna fare fatica“, bisogna fare altrettanta fatica.

Raccontando dei libri che leggo, dei post che leggo su Facebook di alcuni manager, imprenditori e coach (che ripetono fino allo sfinimento che bisogna scrivere quello che si vuole, che scrivendo si fissano meglio le idee, si riesce a pianificare meglio e si focalizza meglio l’attenzione sull’obiettivo finale), di quello che (mi) viene insegnato durante i corsi che seguo, mi sono sentita controbattere il classico: “Si ma…”

Personalmente sono stanca di sentire sempre contestazioni a qualsiasi tentativo propositivo.

Sono stanca di leggere commenti di persone che, contestando te, non fanno altro che raccontarsi scuse per “non fare”.

Faccio una fatica immensa nel cercare di inculcare nella testa dell’interlocutore di turno (che mi cerca per lamentarsi e stracciarsi le vesti) l’idea, la convinzione, che le cose le ottieni se fai fatica, ti impegni e ti sacrifichi. E che i risultati non arrivano subito: spesso è necessario un lungo lavoro di preparazione, studio, tempo investito e scivoloni annessi lungo il percorso. (Io sono la prima che “da’ fuori di matto” se non vede subito i risultati; infatti il medico/coach che mi sta seguendo – Fausto Madaschi – mi ha detto più di una volta, davanti ai miei segni di nervosismo: “Hai troppa fretta/voglia di vincere!”).

Queste riflessioni me le sono fatte di recente (e me le rifaccio in occasioni di particolari momenti di fatica, di scoraggiamento, di risultati raggiunti, di inizi di nuove avventure).

Circa 10 giorni fa ho completato un percorso iniziato nel 2007: ho fatto l’esame di NLP Coach. La strada è stata lunga e costellata di ripensamenti e virate. Fino a 24 ore prima dell’esame ero indecisa. Però sarebbe stato stupido cadere sull’ultimo metro, dopo tutta la fatica fatta, i soldi spesi, i libri letti e l’utilizzo sul campo degli strumenti acquisiti durante questi anni di formazione.

Non so se farò il coach. Per ora continuo a navigare a vista, sperimentando ed esplorando.

Ora ho iniziato il percorso di formazione con Toastmasters e, iniziando a studiare i loro manuali base, ho realizzato il lungo percorso che mi aspetta davanti sia dal punto di vista della Leadership, sia dal punto di vista del Public Speaking.

Ho già trascorso un po’ di sere mettendo assieme una struttura del mio primo discorso e leggendo la documentazione per rivestire ruoli di valutatore del Public Speaking altrui.

Anziché appallottolarmi sul divano guardando la Tv, ho “sacrificato” il tempo studiando documenti in lingua inglese, guadagnando anche in rimozione di un po’ di ruggine dal mio inglese inutilizzato da troppo tempo.

Anziché appallottolarmi sul divano guardando la Tv, leggo libri che possano arricchirmi sia umanamente, sia professionalmente. Con l’obiettivo di trovare spunti e rinforzi per migliorare il mio stato professionale e di vita.

Sì, forse il beneficio non è immediato.

Forse è più facile guardare i sempre più desolanti programmi alla televisione (sconfortante il panorama dei vari palinsesti). Azzeri l’elettroencefalogramma, ti distrai, ti dimentichi delle grane quotidiane che comunque non si risolveranno da sole. E domani ti alzerai e ricomincerai la tua vita, perfettamente instradata secondo desiderata altrui (o superati), proseguendo nella tua quotidianità, brontolando contro il fato.

È vero, costa fatica cercare di costruire qualcosa di migliore per te.

È vero, nessuno ti regala nulla.

È vero, viviamo in una realtà dove pare che solo chi sia raccomandato abbia la vita facile. E quindi non vale la pena fare fatica… Tanto non ce la farai mai…

Io non sono tanto convinta.

Io ci voglio provare.

Voglio provare per non trovarmi domani con il rimpianto di avere vissuto una vita non adatta alle mie strampalate aspirazioni.

Sono disposta a fare fatica, a sacrificare il mio “tempo libero” nel fare cose che mi appassionano e che – pur costando fatica – costituiscono una gratifica perché “cose mie”.

Sono disposta a dormire qualche ora in meno, a spendere qualche soldo in meno in gratificazioni immediate a favore di gratificazioni a lungo termine (durissima far comprendere che i soldi spesi nei corsi – e in altre iniziative simili – sono soldi ben spesi, rispetto a soldi spesi in scarpe-borse-abiti-accessori, e che paradossalmente spendi molto meno…).

Sono disposta a fare fatica, a scivolare, a cadere e a rialzarmi, aggiustando il tiro.

Potrò dire di averci provato, con impegno.

Anziché ritrovarmi amareggiata fra qualche anno, con un pugno di mosche in mano (conosco troppa gente in questa condizione che costituisce un monito per me).

È vero, bisogna farsi un mazzo così!

È vero, nessuno ti regala nulla.

Ma ne vale la pena…

Almeno provaci!

Immagina tratta dal sito http://www.basilea-3.com

Un pensiero su “Bisogna farsi un mazzo così…

  1. Condivido molto di quanto dici.
    Se posso aggiungere una mia personale chiosa, credo che per fare “i conti” con questo mondo fluido che ci circonda, c’è bisogno di focalizzarsi sul bersaglio giusto, prima di tutto. Il grande rischio è, infatti, quello di “farsi un mazzo così”, come dici, per raggiungere un obbiettivo che non offre la prospettiva che abbiamo immaginato.
    Anch’io non so se nella vita farò il coach o se continuerò la mia strada di professionista, so comunque che andare “oltre” è la cosa fondamentale e che i parametri della vita sono troppi per poter essere controllati tutti, anzi, proprio questo è il bello, no?
    Vorrei anch’io che i miei interlocutori capissero queste cose, credo che loro per primi starebbero molto meglio.

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