L’eterna diatriba su Facebook

facebook-no-grazie

“E’ brutto da dire, ma di facebook mi sto stancando: trovo che twitter sia molto più “attraente”!!” [post di un amico ieri sera, sulla sua bacheca di Facebook]

“…Facebook dà alle persone simili e con interessi convergenti una enorme possibilità di tenersi in contatto…questo succede anche nella vita vera…di solito tendi a stare con chi ti somiglia….ma nella vita vera incroci anche quelli diversi e spesso non puoi evitarlo..da questa contaminazioni nascono conflitti ma anche innovazioni positive…insomma…mi chiedo come ci si evolve su FB se tutti i gruppi la pensano più o meno allo stesso modo…” [post di questa mattina della pagina pubblica “La Grande Differenza di Sebastiano Zanolli”]

“Questa mattina pensavo proprio a questo, sono da poco su FB e tiro comunque le somme, mi sono connesso per poter sentire e confrontare idee, punti di vista differenti e convergenti, nuove tecnologie e loro uso, tenermi quindi in un continuo stato di ricerca, evoluzione, informazione e crescita. Mi sono ritrovato, per ora, con alcuni siti che guardo spesso (come ad esempio il tuo) e che mi danno fiducia nel mezzo di comunicazione FB come catalizzatore positivo delle idee. Ho l’impressione comunque che FB sia sottostimato e che bisogna intervenire perchè diventi anche uno strumento per aumentare la conoscenza,la positività, l’informazione, l’incontro e tutto ciò che aiuta le persone ad evolversi e ad “appartenere di fatto” a questo mondo. Credo fermamente in un futuro dove la conoscenza e lo scambio di idee è a portata di tutti, dove non esiste l’ignoranza (se non quella che si desidera “ignorare”) e le informazioni sono di libero accesso e disponibili a chiunque.” [uno dei commenti al post de La Grande Differenza]

Queste sono solo alcune delle riflessioni delle ultime 24 ore che mi è capitato di leggere su Facebook.

E questo è il link ad un articolo condiviso questa mattina sempre su Facebook:

“Addio Facebook… Il nuovo braccio di Matrix” di Daniele Bogiatto

Articolo condivisibile per alcuni aspetti (Facebook “vampirizza” energie e tempo, se non correttamente gestito), ma spocchioso e supponente per altre considerazioni. L’autore apre subito dicendo di essere stato uno dei primi ad iscriversi al celebre social network, grazie all’invito di un suo amico americano. Ed ora, esprime l’intenzione di abbandonarlo definendolo come un “un nulla sempre piu’ grigio anche se apparentemente colorato di emozioni di vario genere“. Non mi dilungo nella descrizione del contenuto dell’articolo, visibile al link sopra riportato, ritengo però che la riflessione dell’autore sia dettata da una ambizione a voler far parte di una elite. Di un manipolo di eletti in grado di fiutare in anticipo le future tendenze del Web. Va bene. Ciò è condivisibile. Quello che non è condivisibile è il tono dell’articolo.

Nessuno ti obbliga ad avere 5000 amici. Nessuno ti obbliga a partecipare alla moltitudine di giochi disponibili, od ad usufruire delle applicazioni gratuite.

Io resto ferma nell’idea che qualsiasi strumento, a seconda di come viene usato, ti fornisce determinati risultati.

Il Web, e Facebook in particolare, è una immensa piattaforma dove tutto è disponibile.

Sta a te scegliere cosa leggere, cosa condividere e con chi scambiare riflessioni.

Sta a te scegliere.

Se il “settaggio” attuale non ti soddisfa, ri-calibra. Trova altri stimoli che possano coincidere coi tuoi interessi o che te ne inneschino di nuovi.

Ci sono. Basta trovarli.

E una volta che li hai trovati, condividili cercando di innescare cambiamenti e stimolare dibattiti nella tua cerchia.

Come nella vita reale, dove se vuoi cambiare, se cerchi nuovi stimoli, nuove strade, nuove ispirazioni, ti metti in cerca…

Immagine tratta dal sito http://www.informaniaci.it

7 pensieri su “L’eterna diatriba su Facebook

  1. Grazie Barbara per il tuo articolo e ho avuto il piacere così di conoscerti e di leggere il tuo blog. Hp aspettato come hai visto un anno e mezzo prima di rispondere perchè volevo avere dati ed esperienza alla bisogna per rispondere con un senso specifico. Il tono dell’ articolo e del modo in cui comunico è proattivo a fare in modo che chi legge possa essere colpito sia positivamente che negativamente. Questo è lo stile formativo che ho deciso. Ho riletto più volte le tue considerazioni nel periodo lungo in cui ho deciso di andare offline su facebook e in generale i social media e mandare offline tutto il nostro gruppo. Alcuni del team hanno deciso di seguire questo esperimento ed altri no. Il risultato è stato interessante. Dopo più di un anno di oscuramento il fatturato dell’azienda ha continuato a crescere alla stessa maniera e la nostra attenzione come gruppo è cresciuta sull’attività lavorativa e sulla focalizzazione su quello che è veramente importante per il lavoro che facciamo. Ma al contempo Facebook si evolveva ed anche i social media portandoli ad un nuovo livello dove anche le menti più interessanti aumentavano l’uso dello strumento. Il fatto che viva negli Usa ed in Italia è sicuramente di aiuto. Così ho riletto il tuo articolo e mi sono chiesto dove effettivamente potevo trovare una miscelazione tra un condizionamento indiretto ed incoscio da parte dello strumento e il suo effettivo utilizzo…per farlo, mi sono detto, è il momento di rientrare. Così abbiamo fatto e ho fatto diversi mesi addietro ormai e ho “ri-settato” la nostra percezione cognitiva di Facebook. Ora il risultato realizzato è per me di valore maggiore. Ciò che ritengo sia fintamente colorato viene oscurato dalla mia bacheca mentre invece ciò che è di valore, per me, scorre e fluisce dalla “penna digitale ” di persone che stimo….è lo strumento è diventato di valore..anche se in realtà sono io ad essere cambiato dopo aver portato a termine un lungo periodo di solitudine mediatica. Grazie ancora, la tua considerazione mi è stata di notevole aiuto per una comprensione migliore 🙂

    • Ciao Daniele, piacere di conoscerti!
      Ogni tanto qualche riflessione sui social network me la faccio, ad intervalli più o meno regolari.
      Ne faccio di più su Facebook (il sociale per autonomasia) e condivido con te (se non ho inteso male) che i contenuti che si intercettano possono essere di qualità… “stravagante” (diciamo così)…
      Però, nel corso di questi anni, ho imparato a filtrare e a cercare ciò che veramente era di mio interesse. E pian-piano ho scoperto pagine, profili pubblici e persone che scrivono e pubblicano cose molto interessanti (per me).
      Alla fine penso che, come tutti gli strumenti, anche FB (ed i social network in generale) possono essere inutili o utili: dipende dall’uso che se ne fa.
      Se poi pensi che ci sono anche quegli algoritmi (il mitico Edgerank di FB è uno di questi, ma anche la ricerca su Google è la stessa cosa) che, mano a mano che procedi nella selezione, costruiscono la tua ricerca sulla base dei tuoi interessi… beh… allora vedi che la qualità di ciò che vedi e trovi diventa sempre più affine ai tuoi interessi. E questo – da un lato – può risultare inquietante.
      Grazie ancora per la tua riflessione e alla prossima!
      Barbara

  2. E’ vero Barbara. Da una parte la profilazione dei nostri “gusti” rende il mondo più settato su quello che vogliamo vedere e sentire ed evita di “instillare” idee virus negative che come bel rappresentato nel film “inception” si diffondono rapidamente senza il nostro controllo lungo le autostrade delle sinapsi. Dall’ altro lato rendono il mondo sempre più monovisione in cui lo stesso utente (persona) vede una finestra anche più ristretta di quella che già la nostra mente può assimilare. Un dilemma molto interessante che apre approfondimenti teorico-pratici in cui potenziare la nostra percezione cognitiva e capacità emozionale al fine di avere una vita piena, intensa e felice. Una finestra su altre finestre che però apre la visione su di un mondo che in automatico limita i suoi confini. Corretto? Platone ne sarebbe stato affascinato. Non sapere di sapere chi siamo? Edgerank risponde con una scrollata di spalle 🙂

    • Oh sì! Edgerank (ed il socio di Google) scrollano le spalle…
      C’è però un bel TED Talk che tratta l’argomento (se lo trovo, lo pubblico sul blog) dove un esperto del settore parla proprio di un esperimento fatto: hanno preso due persone differenti (per gusti ed interessi) e hanno fatto cercare loro su Google la stessa parola. I risultati sono stati molto diversi fra loro (profilati in base a quello che loro “sono” sul web).
      Lo stesso esperimento lo abbiamo fatto nell’ufficio dove lavoro: stesso risultato differente per profili differenti.
      Il suggerimento che veniva dato in questo TED Talk è di variare il più possibile interessi e ricerca correlata, in modo da aprire maggiormamente il ventaglio di risultati.
      Se ci pensi, è la versione forte e concentrata di ciò che accade nella quotidianità.

  3. Molto interessante. Non avevo fatto questo parallelismo su ciò che insegno alle persone (variare nella vita i punti di attenzione, le parole utilizzate, il modo di rapportarsi) per diventare persone migliori o comunque più aperte. Stesso discorso per quanto riguarda i viaggi. Sino a questa tua considerazione però non avevo riflettuto che anche il nostro io digitale può soffrire in maniera del tutto invisibile dello stesso errore. Cercando sempre le stesse cose senza spaziare volontariamente in campi a noi estranei otteniamo una profilazione invisibile (quella che accade nella mente delle persone) che inevitabilmente ci metterà di fronte ogni giorno la vita che vogliamo vedere e non altro. La nostra mente funziona quindi come un motore di ricerca che ha il suo algoritmo di risultato, punto a cui ero arrivato miscelando occidente ed oriente, ma non avevo fatto lo stesso ragionamento che ha una sua specularità. Milioni di persone a cui viene messa di fronte la vita che vogliono vedere come se fosse l’unica possibile e che condiziona indirettamente la loro vita….non solo, ma con il potere di inserire delle piccole varianti invisibili alla mente al fine di condizionarne le scelte successive. Potrebbe essere molto interessante creare un esperimento congiunto con un numero congruo di persone per testare come e in quale modo il condizionamento passa in maniera del tutto invisibile. Cosa ne pensi?

    • Ciao Daniele,
      Scusa per la risposta tardiva.
      Condivido le tue riflessioni.
      Penso che l’esperimento congiunto di cui parli possa dimostrare (a chi ti segue) quanto sia facile cadere nel “tranello” della profilazione e della “visione a cannocchiale”.
      Sicuramente sarebbe una sorta di argomentazione definitiva nei confronti dei più scettici, e di coloro che pensano che sul web possano vedere tutto indistintamente (quando in realtà vedi solo ciò che sei abituato a cercare).
      Ciao!

  4. Pingback: Da un commento casuale di un vecchio post… | Barbara Olivieri

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