Una mattinata di ordinaria italianità…

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Ah! Le Poste…

Questo magnifico Burosauro! (Adoro questo termine inventato da un conoscente e che ben esprime la sintesi tra i pachidermi estinti, i dinosauri, e la burocrazia)

Ogni volta che devo andare in posta (cosa assai rara ormai, visto che cerco di fare tutto-tutto-tutto via internet, via domiciliazioni, …) mi viene il mal di pancia. Nonostante siano state rinnovate ed implementate nel look e nelle modalità gestionali, soffrono ancora di alcuni problemi dovuti al… “fattore umano”.

Ben inteso, non sto facendo di un’erba un fascio. Sto condividendo una delle ultime esperienze in materia…

Dunque, partiamo dall’inizio.

Settimana scorsa (il 6 dicembre) trovo in casella lo scontrino che mi segnala il ricevimento di una Raccomandata da andare a ritirare.

Abitando in provincia di Milano, mi reco il 7 mattina (S.Ambrogio, patrono di Milano… non della provincia) all’ufficio postale per ritirare la busta e (con banche aperte e Comune aperto) lo trovo chiuso… Con un laconico messaggio sulla porta che informa che venerdì 9, l’ufficio sarebbe rimasto aperto solo mezza giornata (!)…

Sorvolo sulle imprecazioni mentali e condivise via Twitter…

Stamattina (lunedì 12) torno in posta per ritirare la Raccomandata che, come presumevo, contiene l’ennesima convocazione della riunione condominiale, con cadeau di insolvenza di un altro inquilino moroso (qui e qui le precedenti puntate).

Ci ho messo 45 minuti.

45 minuti di attesa (con numerino in mano), seduta su una seggiolina, sotto getti di aria rovente proveniente dai diffusori a soffitto, in mezzo a tanta umanità incazzata per l’attesa. 45 minuti per 10 persone.

6 sportelli: 4 aperti per bollettini e affini, 1 per operazioni postali (di cui una svolta in tempi biblici), 1 chiuso.

Ritmo degli addetti (ed in particolare dell’addetta allo sportello “operazioni postali”): pole-pole (in swahili vuol dire più o meno “con calma”).

Arriva il mio turno.

“Buongiorno” dico sorridendo.

“Salve…” risponde svogliatamente la tipa allo sportello senza degnarmi di uno sguardo.

“Devo ritirare una Raccomandata” dico, porgendole scontrino e carta d’identità.

Li prende senza degnarmi di uno sguardo. Prende la raccomandata, stampa la ricevuta per la firma. Mi da il foglio per la firma e mi lancia la busta (voglio sperare che lo abbia fatto a causa della profondità del bancone…).

Firmo il foglio che le restituisco e prendo la busta.

“A posto così?” domando (domanda di routine, per essere certa di non essermi persa qualche procedura).

“Certo…” risponde con tono del tipo “secondo te? non ci arrivi?”.

Saluto. Borbotta qualcosa, senza guardarmi e senza sorridere.

45 minuti di attesa… Addetta svogliata e seccata che non mi ha mai guardato in faccia…

Che dire?… Quando incrocio sulla mia strada certe realtà mi domando se riuciremo mai a fare il salto di qualità.

Mi domando se e quanto tempo ci metteremo a fare questo salto. Quante generazioni dovranno passare prima che le cose cambino veramente? (L’addetta avrà avuto si-e-no la mia età, ossia sulla quarantina… quindi i tempi di cambiamento possono essere lunghissimi…)

Nei giorni buoni mi motivo dicendo che c’è tanta gente che sta facendo del suo meglio per cambiare le cose nel suo piccolo, cercando di influenzare il suo immediato intorno, confidando in un effetto domino.

Nei giorni meno buoni mi dico che non ce la faremo mai. Che certe mentalità sono talmente radicate e che una certa cultura ha talmente preso il sopravvento, che non ce la faremo mai. Che siamo destinati a soccombere; per indolenza, per disincanto, per menefreghismo…

Purtroppo oggi è uno di questi giorni: un giorno meno buono.

Verranno giorni migliori… Speriamo…

Immagine tratta da musica.accordo.it

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