Il Mostro Digitale

“Ma tu fb lo usi solo per cazzeggiare o lo consideri uno strumento di lavoro? Come lo stai usando questo megablog?” [Post della pagina Facebook “Pillole di Marketing”]

Ed eccomi qui, a riflettere ancora su Facebook, sempre dal punto di vista di “Migrante Digitale”.

Già, Facebook… Questo megablog. Questo Mostro Digitale che fa tanta paura. Demonizzato.

Visto come il luogo del cazzeggio e della perdita di tempo. Visto come il luogo dell’alienazione.

La materializzazione digitale del tanto temuto multitasking (l’orrore di dover fare i conti con una progettazione parallela a scapito della vecchia e cara progettazione sequenziale).

Si, tutte queste affermazioni che mi sono state più o meno dette in vari momenti da alcune persone, e che ho letto ed ascoltato nei canali di comunicazione tradizionale (giornali e tv).

E proprio oggi ho sentito l’ultima osservazione, che recitava – più o meno – così: “Ieri sera, al telegiornale, hanno fatto un servizio su Facebook. Hanno detto che i dipendenti che navigano su Facebook, vengono visti male dalle aziende e dai responsabili delle Risorse Umane”.

Ho risposto che dipende dai punti di vista: il tg dice qualcosa che non è necessariamente la Verità (con la “V” maiuscola, non a caso). Ho accennato che esistono ricerche che affermano che Facebook, i social network in generale, ed il Web 2.0 sono il futuro. Che le aziende che rifiutano queste nuove realtà sono destinate a scomparire.

Credo che come per tutte le cose, l’opinione espressa dipende dal punto di vista del giornalista incaricato di redigere servizi. Essendo un individuo pensante, è dotato di opinioni personali che – volente o nolente – vengono (più o meno) involontariamente trasferite nel servizio redatto.

E, analogamente, i social network variano nella loro utilizzabilità a seconda dall’uso che se ne fa.

E’ vero, Facebook può essere il luogo del cazzeggio e della perdita di tempo.

Può essere un luogo dove perdi un sacco di tempo in giochini assurdi ed applicazioni assai improbabili.

Ma se lo osserviamo attentamente, sospendendo qualsiasi giudizio, secondo me non è altro che la trasposizione della realtà.

Prima dell’avvento di questa Super-Piattaforma (in crescita esponenziale), quanta gente si imboscava nelle aziende per non fare nulla? Tanta.

Quanta gente perdeva tempo in forme di intrattenimento inutili? Tanta.

Quanta gente leggeva notizie dai dubbi contenuti? Tanta.

Quanta gente navigava in internet nel cubicolo del suo ufficio, senza condividere alcun contenuto? Tanta.

Quindi?

Quindi, non c’è nulla di diverso dalla realtà. Quello che succede là fuori (nella quotidianità), succede anche “qui dentro”. Né più, né meno.

Qualche giorno fa ho letto un post che rifletteva sul grado di acculturamento di Facebook, rilevando che alla fin-fine i contenuti considerati di un “certo livello” vengono condivisi da un manipolo di persone. Mentre spadroneggiano e giganteggiano le pagine pubbliche del Grande Fratello, della Coca-Cola, di Mac Donald, ecc. ecc.

Niente di diverso rispetto a quello che succede nella vita reale.

E, come accade nella vita reale (anzi, forse qui la dinamica è più efficace), a seconda di quello che sei, di quello che scrivi e di quello che condividi, raccogli attorno a te e ti avvicini a persone dai medesimi interessi.

E, a seconda di quello che sei, di quello che fai e dei tuoi interessi, cerchi, reperisci, condividi e pubblichi determinati contenuti. Ed impari cose nuove, modificando anche il tuo modo di reperire informazioni (tutto questo – per quanto mi riguarda – nella trasparenza assoluta, proprio perché non ho nulla da nascondere).

Se questo non influenza negativamente la resa lavorativa, ma anzi contribuisce ed apporta un valore aggiunto, perché demonizzarlo “in toto”? Forse vanno fatti dei distinguo, prima di fare di “tutta un erba un fascio”. Forse va valutato il singolo individuo, e le sue capacità, anziché condannare preventivamente i social network ed i suoi utilizzatori.

Giusto per dare qualche personale suggerimento, ottime pagine (che sono collegate a blog e siti web) dagli ottimi contenuti (che seguo e condivido) sono: Wired (il sito della omonima rivista), il Pensatoio dei Visionari, InTime, Smarter City (il blog sponsorizzato dalla IBM, fonte inesauribile di notizie di tecnologia), Linkiesta (quotidiano on line), Ninja Marketing (specializzati in marketing anticonvenzionale), Personal Branding (specializzati nel brand sul Web 2.0), Harvard Business Review (il sito web della famosissima rivista della Università di Harvard).

Io condivido contenuti che mi servono per imparare cose nuove sia del mondo digitale (il futuro, che ci piaccia o no…), sia della tecnologia in generale, sia del Management e della Qualità (il sito di QualitiAmo Staff è una fonte continua ed inesauribile di informazioni e acculturamento), sia della Crescita Personale.

Facebook può essere un ottimo strumento di informazione e condivisione (contrariamente a quanto scrivevo qualche mese fa). E, ripeto, dipende dall’uso che se ne fa.

Non è che – per caso – essendo uno strumento così potente di apprendimento e di interazione, sempre più complesso e sofisticato nel suo utilizzo, e sempre più ricco di opportunità, genera paura? Come sempre accade davanti a tutto ciò che rappresenta “il nuovo”?

Leggere il libro di Nick Bilton, “Io vivo nel futuro”, mi ha aperto la mente e mi ha fatto vedere le cose da un punto di vista molto diverso e molto interessante.

E mi ha fatto capire anche il perché tutti i nuovi strumenti, ciclicamente, generano paura: è il nuovo che si succede al vecchio, con il vecchio che fa fatica a farsi da parte – per timore di perdere potere ed influenza – e che non vuole rinnovarsi perché troppo faticoso.

Altri spunti di riflessione:

Liberalizza l’uso dei social network in azienda o estinguiti.

La giornata tipica su Facebook [infografica]

Ma quanto è grande Facebook?

«I social network decisivi per il successo delle imprese»

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