“Underworlds – Echi dal lato oscuro”

“La Dimora è un guazzabuglio grottesco, incrocio farneticante tra Ikea da cloaca e Bauhaus in delirio metamfetaminico” [Totentanz]

Non leggevo un libro di Alan D. Altieri da anni: appassionata ai suoi romanzi “Città Oscura”, “Ultima Luce” e “Kondor”, il corso del tempo mi ha fatto percorrere altre strade.

Poi, grazie ad un ricordo improvviso e alla sua pagina su Facebook, sono venuta a conoscenza della sua nuova pubblicazione che mi sono affrettata a comprare e che ho letto nel giro di pochissimo tempo.

Di Altieri mi ha colpito ed ho sempre apprezzato (ricordandomene ancora dopo lungo tempo) il suo stile di scrittura: secco, deciso, iper-tecnologico, onomatopeico (alcune parole suggeriscono rumori) e con un uso della linguistica molto sofisticata (anche se apparentemente può non sembrare).

Dallo stile cinematografico (mentre si legge, le rappresentazione mentali sono molto nitide), il suo linguaggio – con poche parole – è in grado di inquadrare atmosfere apocalittiche e generare sensazioni estreme.

A distanza di anni ricordo ancora le immagini che mi figuravo nella mente leggendo “Città Oscura” e “Kondor”. Immagini che vidi alla televisione anni dopo (vivendo una sensazione di inquietudine e di deja-vu): ascoltando i servizi che parlavano dei disordini di Los Angeles, scoppiati a seguito del pestaggio da parte della polizia di un ragazzo di colore (prima), e dei pozzi di petrolio in fiamme nella Prima Guerra del Golfo (poi). Ricordo ancora il “film mentale” che scorreva nella mia testa leggendo l’accurata e cinematografica descrizione del bombardiere Stealth che precipita in apertura al romanzo “Kondor” (se non ricordo male).

Romanzi che mi affascinarono per la loro potenza visiva e cromatica, e per il delirio iper-tecnologico (descrizioni di metalli, superfici, ambienti, tecnologie,…, con poche-secche parole ad alto effetto). Per il loro linguaggio fortemente innovativo ed evocativo, per il ritmo veloce.

Ritornare a leggerlo dopo anni è stato recuperare antiche emozioni e – in aggiunta – vivere una esperienza forte. Infatti ho creduto di non riuscire a terminare il libro.

La serie di racconti di Underworlds (terminata ieri a tarda sera) è stata un viaggio nel lato oscuro dell’animo umano.

Una escalation di violenza folle, un crescendo, come se si stesse seguendo – attraverso la serie sequenziale di racconti – la fine dell’essere umano.

“Scarecrow” (l’immagine dello spaventapasseri onnipresente è degna di un incubo, come fu per me l’immagine del pagliaccio di IT di Stephen King) è l’inizio del viaggio nella follia dell’uomo; un viaggio a cui fa da contraltare un paesaggio alienante: sterminati campi di grano.

“Totentanz” mi ha urtato per la sua violenza assurda, oltre il limite… qualsiasi esso sia; una violenza trasmessa molto bene anche a livello linguistico, attraverso l’uso di parole violentissime. Parole che ben descrivono l’escalation di violenza inarrestabile, in un gioco al massacro. [Mi è tornato in mente quell’esperimento che è stato condotto in una Università straniera e che è stato rapidamente sospeso per le pericolose dinamiche che si erano innescate tra i partecipanti: un gruppo di studenti aveva il compito di fare i prigioneri, un altro gruppo di fare i secondini/sorveglianti. La situazione sfuggì di mano e l’esperimento venne interrotto a causa delle azioni di maltrattamento e sevizie che il gruppo dei “secondini” aveva iniziato ad esercitare sui “prigionieri”.]

“Skorpi@6.6” è un altro incubo popolato da aracnidi, uomini e macchine.

E, apoteosi delle apoteosi, a “L’ultimo rogo della Morte Rossa” (omaggio al celebre racconto di Edgar Allan Poe), ci sono arrivata annichilita dai precedenti racconti e pervasa da uno stato di fine inellutabile del genere umano.

Ma Altieri concede una speranza con l’ultimo racconto, dopo la catastrofe, facendoti riprendere fiato… Forse una nuova alba di un nuovo mondo.

Ma, leggendo questo libro, ti costringe soprattutto a guardare nell’abisso della bestialità umana che non vogliamo vedere perchè troppo agghiacciante.

Ti costringe a guardare ciò che non vorresti mai guardare, facendoti percepire il lato oscuro che si può celare in ognuno di noi.

“Passai la tessera magnetica Unicodex nel lettore laser. Gli innesti al carbon-boro serrarono. Clack! Chiodi per l’ultimo sepolcro.” [L’ultimo rogo della Morte Rossa]

2 pensieri su ““Underworlds – Echi dal lato oscuro”

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