Che cosa so fare meglio?

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La super-perturbazione di oggi

“Trasformare l’energia della rabbia e della frustrazione in potenti motori per muoversi verso nuove soluzioni” [stato della sottoscritta alle 18.30 circa di oggi su Facebook dopo mezz’ora di “loop” negativo]

Oggi non è stata una grande giornata.

Sarà stato il tempo ed il fatto che sentivo l’arrivo della super-perturbazione, sarà stato il fatto che sono sfinita dal caldo (come tanti), sarà che sono stanca dopo l’anno di lavoro (come tutti), sarà che sto trascinando una situazione lavorativa “stanca” e (forse) logorata… Fatto sta che oggi pomeriggio ho attraversato una buona mezz’ora di arrabbiatura e frustrazione.

Un progetto molto sconclusionato e gestito in modo pessimo, il ritardo nella consegna dei documenti ed una fondamentale mancanza di visione e di controllo globale del lavoro (pur essendo dalla parte della progettazione degli impianti elettrici), oltre alla sordità dei colleghi su alcune questioni, hanno innescato un “loop” negativo piuttosto robusto.

Negli ultimi tempi la voglia di dare una svolta, di cambiare radicalmente è sempre più pressante.

Però, onde evitare di prendere decisioni solo di pancia, mi sono imposta di impiegare le 3 settimane di vacanza per riflettere bene su cosa voglio fare del mio futuro e pianificare almeno le linee guida.

Per avere un minimo di traccia, partirò con 3 libri: “La vita come tu la vuoi” di Claudio Belotti (già letto tutto d’un fiato, e oggetto di futura lettura mirata), “Dovresti tornare a guidare il camion Elvis” di Sebastiano Zanolli e “Basta Chiacchiere” di Mirco Gasparotto.

Saranno una traccia che mi accompagnerà in questa pausa di riflessione, in una condizione ambientale diversa, con l’obiettivo di tirare fuori una direzione da prendere, qualunque essa sia: sia che decida di restare dove sono, sia che decida di cercare altro, sia che decida di lasciare e creare altro.

Basta che la finisca con le lamentele, molto poco costruttive: oggi uno dei miei contatti su Facebook, Sandro, ha scritto (commentando il mio stato negativo) “lamentarsi è esercizio sterile e inutile“. Niente di più vero. Finisce che ci si consuma dentro un loop di lamenti decostruttivi.

E allora, rimboccarsi le maniche e fare il punto della situazione, domandandosi:

  • cosa mi piacerebbe fare?
  • cosa sono capace di fare?
  • cosa so fare meglio?
  • cosa dovrei imparare a fare?
  • cosa dovrei migliorare?

Domande che si devono necessariamente sposare con la realtà quotidiana (difficile), senza che essa diventi un ostacolo insormontabile, con le nostre cautele (non chiamiamole paure… brutto termine), con quello che siamo in realtà (imparando così a conoscerci anche meglio, evidenziando le nostre caratteristiche buone e meno buone, ricercando i nostri talenti).

Una bella analisi di se stessi, della situazione circostante (è di oggi una notizia che mi ha dato un ulteriore “colpetto d’anca”, facendomi perdere ancora un pezzettino di speranza). Imparando ad ascoltarsi (mettendo a tacere le proprie voci disfattiste). Capendo quello che si è capaci di fare, che ci riesce meglio (allineando le nostre capacità con le condizioni di mercato), cercando di fiutare quello che il futuro riserva.

E soprattutto considerando che a volte le condizioni difficili, di passaggio difficoltoso, preludono ad una nuova fase corrispondente ad una progressione di livello, ad un miglioramento. Anche se quando si è immersi nella situazione, si perde la rotta, ci si può sentire smarriti e confusi e si perde lucidità mentale.

L’ho vissuto personalmente e posso anche garantire che spesso l’essere umano, in situazioni particolari, tira fuori delle risorse di grande valenza ed insospettate, che lo spingono verso soluzioni impensate in condizioni normali.

Quindi, CORAGGIO, gettare l’ancora, tirare fuori le carte e la bussola, e tracciare la nuova rotta.

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