La mia generazione… ma non solo.

(immagine tratta dal blog “Mente Critica”)

“Non mi piace più quello che faccio? O non mi piace più come lo faccio? ” [la sottoscritta in una delle sue innumerevoli elucubrazioni]

Personalmente sto molto meglio adesso di quando ero più giovane: meglio allineata alla mia reale natura, sono arrivata ad una età nella quale non devo più vergognarmi di coltivare i miei reali interessi e non devo più sforzarmi di fare cose, frequentare luoghi, “consoni” alla mia età anagrafica (è sempre stata una tortura dover andare con le amiche in discoteca e altri luoghi dove – alla lunga – mi sentivo a disagio…). Quindi da un punto di vista del stare bene con me stessa, ho raggiunto – spero – l’equilibrio (augurandomi che prosegua così).

Quello che invece sta diventando ambito di turbolenza e di riflessioni continue e sfiancanti, è l’andamento della quotidianità, soprattutto lavorativa.

E non sono la sola: non solo tra i conoscenti e gli amici, ma anche nella realtà che mi circonda, che leggo e con la quale vengo in contatto (anche attraverso il web) rilevo fermento e volontà di cambiamento. L’ennesimo segnale m’è capitato tra “capo e collo” leggendo l’articolo (il post) comparso sul Blog del Corriere della Sera, La 27esima Ora: “Ho lasciato il lavoro dei miei sogni e gustato le prime gocce di libertà

Infatti è da un po’ di tempo che chiacchiero con colleghi e amici sulla vita, sul lavoro. Ed è da un bel di tempo che mi rendo conto che le cose non vanno più (apparentemente?) bene per me e per alcuni miei conoscenti/amici.

C’è chi ha preso decisioni radicali dando una svolta alla propria vita, rinunciando ad una carriera straordinaria per dedicarsi alla famiglia; o c’è chi ha lasciato il lavoro, senza una alternativa, per dedicarsi a ciò che più gli piace (mettendosi in una condizione di “emergenza” e “privazione” per auto-stimolarsi una reazione, anziché languire e soffrire in una situazione non più sostenibile).

C’è anche chi è insoddisfatto: non gli va più bene nulla, entra in crisi e mette a repentaglio la famiglia e tutto ciò che ha costruito sino ad oggi, senza però prendere alcuna decisione, crogiolandosi in uno stato di insoddisfazione permanente.

Sembra che tutti insieme abbiamo iniziato a farci delle domande (in modo più o meno chiaro) alla ricerca di risposte, un po’ a casaccio ed un po’ in tutte le direzioni, in una personalissima fase esplorativa.

Mi domando: ma cosa ci sta succedendo?

Riflettevo via mail con una paio di amiche sul mio futuro, raccogliendo l’insoddisfazione e la confusione della controparte.

Non so se siamo una generazione che è cresciuta su basi non realmente sentite (ma imposte) o se semplicemente sono cambiati i valori di riferimento.

Viviamo in un mondo sempre più interconnesso e sempre più accelerato nei cambiamenti (non so in quale libro leggevo un paradosso interessante sull’accelerazione esponenziale del cambiamento che nel futuro si avvicinerà ad unità di tempo sempre più ridotte: da anni ad ore…) ed in questa immensa rete neurale vediamo, sentiamo e leggiamo di altre realtà, veniamo a sapere più cose. Forse – in questa stupefacente condizione (impensabile per i nostri genitori) – il nostro punto di vista sta cambiando radicalmente, generando dubbi e perplessità su quello che abbiamo vissuto sino ad oggi e su quello che vivremo in futuro. Questo da un lato.

Da un altro lato, in alcuni casi, mi rendo conto che alcuni di noi sono nati e cresciuti in una bolla protetta, trovandosi ora totalmente incapaci di assumersi le proprie responsabilità che il tempo e la vita ti presentano come conto da pagare inderogabilmente. Alcuni di noi (non tutti) hanno assorbito quanto gli è stato suggerito dall’ambiente nel quale sono cresciuti e vissuti, ed adesso si ritrovano a vivere una situazione che non è la loro. Non si sono posti problemi e domande prima, vivendo in una sorta di “stato di grazia” dove tutto arrivava grazie ad altri, ed adesso si rendono conto che non era quello che volevano.

[C’è poi un terzo gruppo di persone che ha dovuto fare delle scelte, anche contro i suoi desideri, per questioni di oggettiva difficoltà: queste persone meritano il massimo rispetto. Li considero dei lottatori e degli individui solidi, in grado – con la loro determinazione – di costruire grandi cose, anche nel loro piccolo.]

Davanti a questo stato di turbolenza, penso che con onestà intellettuale (ed una mano sul cuore), sia necessario raggiungere innanzitutto uno stato di quiete (mettendo a tacere la cacofonia di voci nella testa che ti da molteplici suggerimenti, tutti dettati da stati emotivi profondamente alterati). Fatto questo si tira una riga e si iniziano a fare i bilanci di questa prima fase di vita, cominciando a farsi domande, e cercando le giuste risposte, cercando di capire chi sei e dove stai andando. Cercando di capire a cosa sei disposto a rinunciare per inseguire i tuoi sogni. Cercando di apprezzare quello che hai fatto sino ad oggi, perchè sicuramente non è tutto da buttare via. E’ un passo necessario, e a volte doloroso, per progredire.

Oppure si può scegliere di ignorare le pressioni che arrivano da dentro (che, se non ascoltate, diventeranno sempre più forti), continuando a vivere nella realtà che ti sei (o ti hanno) creato ad-hoc, nascondendoti dalla realtà, raccontandoti storie sempre meno verosimili, restando permeato dal senso di insoddisfazione più o meno sopito, evitando i problemi. Non mi sembra una bella prospettiva. Non è per nulla allettante.

Per quanto mi riguarda è meglio guardarsi in faccia, ascoltandosi come ascolteremmo un buon amico che chiede il nostro aiuto. Aiutandolo a trovare una soluzione.

Non ha importanza se uno non ha il coraggio, o non ritiene opportuno, fare salti senza rete o scelte radicali.

Secondo me è importante – per prima cosa – valutare le priorità, le variabili ambientali, i desideri, le aspirazioni, cercando di trovare un giusto equilibrio.

Quello che è ancora più importante è trarre il massimo vantaggio da questo stato sgradevole, che deve diventare momento di riflessione e spinta per ripartire.

PS: proprio adesso ho letto un articolo di Luigi Centenaro sul sito Personal Branding, che vale la pena leggere, con particolare attenzione alle slide. Buona lettura: Tre grandi rimorsi per tre importanti domande.

“Vedrai adesso… La testa cambierà! Cambierai modo di pensare…” [un amico al compimento del mio 40esimo anno d’età]

2 pensieri su “La mia generazione… ma non solo.

  1. L’uomo è un animale “metafisico” che vuol dire in soldoni che si pone delle domande sul senso della sua sua vita e dell’esistere. Questo guardarsi in faccia in fondo è questa ricerca di significato. L’accelerazione del mondo non aiuta. Se la rincorri per essere all’altezza non riesci a fermarti per trovare una direzione. La domanda del senso non può fare a meno della riflessione del tempo … che non è infinito. Ti rimane quindi il momento delle scelte per te e per le persone che ami sapendo questo tempo è unico, oggi. Ieri è passato e domani non c’è. Rimane l’unicità della tua vita e le scelte nella direzione che hanno significato per te.

    • Buongiorno ProveDiVolo!
      Grazie per il commento che hai lasciato a cui non ho nulla da replicare, raccogliendo in modo sintetico ed efficacissimo una necessità ormai impellente.
      Complimenti anche per il blog e per la presentazione che ne fai: un atto di “scuse” molto toccante (a me ha toccato nel profondo).
      Buona giornata e a presto, in questo mondo parallelo, luogo di riflessione e di incontro per condividere!

      Barbara

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