La Galleria Branca a Milano [GALLERY]

Galleria Branca

Oggi con Artema ho visitato la Galleria Branca, situata a Milano in Via Resegone 2, all’interno dello stabilimento tutt’ora operante, e facente parte della rete dei Musei d’Impresa (www.museimpresa.com).

A differenza della galleria multimediale Campari (a Sesto S. Giovanni), visitata qualche mese fa, trionfo di effetti scenici e alta tecnologia a ri-evocare suggestioni della lunga storia della ditta che ha trasferito la sua sede a Novi Ligure, nella Galleria Branca si respira un’aria totalmente diversa.

Accompagnati dal curatore della Galleria, abbiamo apprezzato gli oggetti conservati al suo interno e ascoltato la storia di questa gloriosa ditta tutta milanese, nata dalla collaborazione di un farmacista milanese (Dott. Branca) e un medico svedese (Dott. Fernet) che nell’800 inventarono una bevanda medica (a base di spezie) in grado di curare la malaria ed il colera, imperanti a Milano in quegli anni e capaci di uccidere circa 1500 persone all’anno nella sola città.

Abbiamo conosciuto la storia delle generazioni dei Branca (giunti ora alla IV generazione) e abbiamo ascoltato la filosofia di gestione tutta familiare dell’azienda, entro la quale si tramandano i lavori di padre in figlio sia per i titolari, sia per gli operai e per gli impiegati.

Abbiamo respirato l’orgoglio di coloro che lavorano all’interno dell’azienda e che considerano la ditta come una famiglia.

Abbiamo risvegliato i sensi, annusando le spezie disponibili nella grande “Ruota delle spezie” e risvegliando l’olfatto ormai sopito e assuefato dai soliti odori.

Galleria Branca - La ruota delle spezie

Abbiamo ascoltato come tutto quello che viene svolto all’interno dell’azienda, dalla preparazione delle miscele delle varie bevande fino alla manutenzione dello stabilimento, viene svolto dai lavoratori stessi, senza esternalizzare nulla.

Così come l’allestimento della Galleria: tutto “fatto in casa”, esponendo oggetti e ricordi raccolti nel corso dei decenni; rendendo lo spazio non un museo (inteso come un luogo di ricordi) ma una galleria intesa come uno spazio vivo (in continua evoluzione, grazie anche al contributo di persone che donano gli oggetti legati al mondo Fernet-Branca), fruito dagli stessi impiegati dell’azienda, (che qui transitano attraversando gli spazi e mantenendoli vivi e attivi) e fruibile dai visitatori che possono toccare gli oggetti, risvegliando così anche il tatto (nel toccare gli oggetti di legno, di ottone, ecc. ecc.) e annullando la comune barriera che c’è tra visitatore e oggetto in un museo.

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