Bilanci di vita

bilanci di vita

Scrivere è un altro potente modo per affilare la lama mentale. […] Scrivere buone lettere , comunicare al livello più profondo dei pensieri, dei sentimenti e delle idee – anzichè al livello superficiale degli eventi – influenza la nostra capacità di pensare con chiarezza, di ragionare in modo accurato e di essere effettivamente compresi. [Stephen Covey, “Le 7 regole per avere successo”]

Anche stamattina mi sono alzata stanca, stanchissima. Senza neanche sapere che giorno era.

Ormai è evidente che c’è qualcosa che non va.

Ho tutto dalla vita: la salute, una bella famiglia, una relativa tranquillità economica, amici di qualità, una piccola casa tutta mia, un lavoro.

Guadagno abbastanza da potermi togliere qualche sfizio e fare ciò che mi piace (nel ragionevole, secondo le mie possibilità), riuscendo anche a risparmiare qualcosa.

E allora cosa c’è che non va?

Perchè sono pervasa da un sordo e sotterraneo senso di insoddisfazione?

Non mi piace più quello che faccio? O non mi piace più come lo faccio?

Il senso di insoddisfazione sta trovando una canalizzazione in malanni fisici vari: stanchezza, spossatezza ed un nuovo recente curioso dolore sordo alla muscolatura delle gambe. Proprio quest’ultimo mi ricorda una somatizzazione colossale che mi venne nell’estate del 2006: prima un mal di gola fortissimo, curato con gli antibiotici, poi – finito quello – una infiammazione alla muscolatura delle gambe che trasformava le mie passeggiate estive, su e giù per Vieste, in un supplizio.

Ora sto facendo una cura ricostituente per aiutarmi un po’, ma se non affronto e risolvo questioni evidenti e questioni nascoste non basterà neanche il più potente dei ricostituenti per ridarmi energia. Sarà sempre e solo un palliativo.

Così come posso usare tutte le tecniche possibili ed esistenti di PNL e di Dinamiche a Spirale, di Condizionamento Neuro-Associativo, e leggere tutti i libri di crescita personale possibili ed immaginabili, ma se faccio questo solo in superficie, otterrò un aiuto temporaneo che sarà sempre e solo un palliativo.

Devo scendere in profondità. Devo avere il coraggio di guardare in faccia quello che mi troverò davanti (anche se non mi piacerà) e dovrò avere il coraggio di affrontarlo con onestà intellettuale, col cuore e con umiltà. Perchè sotto c’è qualcosa che preme per uscire e la sua pressione è sempre più forte.

Devo domandarmi con umiltà: Che cosa voglio? Che cosa voglio fare della mia vita?

Mi devo fermare, piantare un paletto e dire: “Ok, ad oggi sono qui. Da adesso in avanti cosa voglio fare? Dove voglio andare?”.

Devo rallentare i ritmi, diradare gli impegni a favore della qualità (anzichè della quantità), in modo da non continuare a fuggire da me stessa, non ascoltando quello che ormai in un’unica voce cuore, mente e pancia stanno trasmettendo in coro da tempo.

Solo così, senza paura di affrontare quello che le “tre intelligenze” mi dicono, posso trovare la giusta strada e il vero scopo.

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...