Io sono l’amore [film]

tilda-swinton-e-waris-aluwalia-in-una-scena-del-film-io-sono-l-amore-148372

Ieri sera ho visto su Sky il film “Io sono l’amore” [2009], con protagonista principale Tilda Swinton, una delle mie attrici preferite, impegnata nel ruolo della moglie russa di un imprenditore dell’alta borghesia milanese.

Non mi dilungo nella descrizione della trama e nella elencazione degli interpreti, tutti bravissimi, tra cui spicca Alba Rohrwacher per intensità espressiva e sensibilità, oltre che per la straordinaria somiglianza (voluta) con Tilda Swinton (di cui interpreta la figlia).

Avevo letto commenti e critiche contrastanti, ma a me è piaciuto. E tanto anche.

Mi sono piaciute le musiche, molto simili a quelle del film “Orlando“, di cui Tilda Swinton era l’interprete principale (e che ho rivisto di recente a notte inoltrata sempre su uno dei canali Sky).

Mi è piaciuta l’ambientazione. Coincidenza per me incredibile, il film è ambientato tra Milano (città in cui vivo e lavoro) e San Remo (città ligure dove ho trascorso periodi della mia infanzia e dove abitavano i miei nonni materni Riccardo e Maria).

La residenza della famiglia Recchi (protagonista della vicenda) è Villa Necchi Campiglio: una villa straordinaria, bene del FAI (Fondo Ambiente Italiano), che io amo particolarmente. Passeggiare nel suo giardino e visitare i suoi ambienti è per me motivo sempre di appagamento estetico. Ri-visitarla attraverso le immagini del film, è stato un momento veramente piacevole e di riconoscimento di ambienti che definirei quasi “familiari”.

Villa Necchi Campiglio

Un film esteticamente perfetto. E la “perfezione” è anche il filo conduttore della vicenda: una vita (apparentemente) perfetta, scandita da rituali borghesi, con pranzi e cene perfettamente organizzati. Tutto codificato: dai rapporti umani agli abiti, fino ad arrivare ai movimenti (sottolineati nelle riprese dei dettagli, dei movimenti delle mani, dei movimenti nel comporre le portate dei cibi, dei movimenti silenziosi ed efficienti della servitù, dei movimenti precisi di apertura e chiusura delle porte scorrevoli della villa, che mi hanno dato l’impressione di aperture e chiusure di diaframmi comunicativi tra i vari membri della famiglia).

Perfezione come rigidezza e geometria, sottolineata dalle immagini degli edifici di pietra (dettagli di palazzi milanesi, del Duomo, delle statue che ornano facciate di palazzi e piazze) e dalle panoramiche della città e dei suoi edifici alti (Piazza della Repubblica e via Vittor Pisani visti come ambienti urbani scanditi da grattacieli e geometrie rigide).

f8385714d8e563bdfff831cf7c0ab145

Ambienti perfetti ed algidi: la sequenza di apertura con Milano innevata e appiattita nei suoi colori è emblematica. Rappresenta l’ambiente nel quale si muove la protagonista.

Ambienti nettamente contrapposti all’altra vita: quella del cuoco Antonio, immerso nella natura irregolare, collinare, morbida, accogliente e colorata. Un ambiente che metterà in crisi la vita di Emma Recchi (la protagonista); donna talmente immersa in una vita non sua (russa di origine) da avere anche dimenticato il suo vero nome (Emma è il nome che le da il marito una volta sposati) e forse anche la sua identità.

Una identità che recupererà a causa (sarebbe da dire “grazie a”) una tragedia, sottolineata da una pioggia liberatoria (le immagini della pioggia che pian-piano iniziano a bagnare la pietra sono emblematiche), che lava via un “abito” che non va più bene.

villa_necchi_campiglio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...