Crescere e migliorarsi

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Ho frequentato tanti corsi durante la mia carriera professionale: corsi di specializzazione, seminari, scuole serali,…. Ad un certo punto mi sono resa conto che tutto questo non era più sufficiente, non mi dava più soddisfazione: stavo iniziando ad annoiarmi.

Forse, crescendo (e quindi “invecchiando” nel senso migliore del termine), ho preso coscienza che continuavo a fare corsi, a riempirmi di “bollini blu” (come li chiamo io) di specializzazione per soddisfare il mio bisogno di dirmi: “Quanto sono brava! Guarda che curriculum che ho!”. Mi sono resa conto che facevo tutto questo per una gigantesca mancanza di fiducia in me stessa e per soddisfare un Ego bulimico, bisognoso di continue gratifiche.

Negli ultimi anni (dalla fine del 2007) ho spostato l’attenzione sui corsi definiti comunemente di “crescita personale”: secondo me un termine riduttivo ad indicare “qualcosa” che abbraccia la filosofia, la psicologia, la fisica, l’analisi comportamentale, il management, la gestione delle risorse umane, e tante altre cose ancora.

Sono ormai convinta che questi corsi mi abbiano dato (e mi stiano dando) molto di più di quello che hanno dato quelli legati alla professione, che mi hanno sicuramente fornito un bagaglio di strumenti normativo e tecnico ma che – per quanto mi riguarda – hanno fatto il loro tempo (salvo obblighi normativi da soddisfare).

E, come se non bastasse, in mezzo a tutte queste riflessioni (grazie a tutte queste riflessioni), in occasione di un episodio professionale di scarsa entità, è emerso un pensiero semplice ma molto efficace: “Fai parlare il tuo lavoro e basta”.

E’ nato il comando “Fallo e basta!” che si è fermamente contrapposto ai “loop” infernali che si innestavano davanti alle difficoltà di chi – nella vita e nella professione – tenta di farti lo sgambetto (o nel peggiore dei casi di piantarti il coltello nella schiena), di chi “fa la ruota come un pavone” per dimostrare (soprattutto a se stesso) che è il/la migliore di tutti, di chi getta fango addosso agli altri e di chi scarica la responsabilità addosso agli altri essendo incapace di assumersi la sua.

Perdevo tempo nel pensare a come “restituire la cortesia”, nel pensare a come dimostrare che anche io ho qualcosa da dire, nel pensare a come richiamare l’attenzione,…. Una immensa perdita di tempo.

“Fai quello che sai fare, fallo nel modo migliore, sii onesta con te stessa e con gli altri, condividi ciò che sai.

Se il tuo interlocutore è intelligente, apprezzerà. In caso contrario sarà solo ed esclusivamente un problema suo (di rapporti professionali, di carattere personale,…): non puoi assumerti responsabilità di azioni e comportamenti altrui (a meno che non li abbia provocati tu con azioni e comportamenti tuoi).”

Non è stata una presa di coscienza immediata e nata dal nulla; dietro c’è stato (e c’è tutt’ora) un costante lavoro, a volte faticoso ma dai risultati impagabili.

Ci si guadagna in salute, in qualità della vita ed in pace con se stessi (che considero una delle cose più importanti).

In questa presa di coscienza sono stata anche accompagnata da alcune persone: ne ho in mente quattro che, chi lavorandomi costantemente ai fianchi e sorbendosi mie paranoie infinite, chi installandomi convinzioni potenzianti e rovesciandomi come un calzino, e chi con un paio di domande/affermazioni [fatte in tempi non sospetti e facendomi imbestialire come non mai (aveva visto il problema con molta chiarezza)], sono riusciti tutti – per la loro parte e le loro competenze – a innescare processi di cambiamento che sono ancora in essere.

Sono grata a queste persone.

E le porto sempre con me nella mia mente e nel mio cuore: sono i miei personalissimi “mentori”.

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