Alberto Savinio a Palazzo Reale

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Artista come una centrale creativa [citazione della definizione che Alberto Savinio da’ di se stesso e dell’attività di artista]

Bella la mostra di Alberto Savinio (in programma a Palazzo Reale fino al 25 giugno) che ho avuto l’opportunità di visitare oggi con Artema (accompagnati da Micaela).

Un cenno sull’allestimento: gli architetti curatori della mostra (gli stessi di Dalì) hanno scelto di creare un percorso fatto di sale piccole, separate da pareti disposte diagonalmente, dotate di tagli e finestre che creano una sorta di continuità spaziale tra gli ambienti, permettendo di osservare scorci delle opere esposte nelle sale successive.

Sicuramente l’intento è stato quello di trasferire spazialmente quello che l’artista rappresentava nelle sue opere, ma la soluzione adottata rende difficoltosa la mobilità di eventuali gruppi, in rapporto anche alla densità espositiva dei quadri.

Comunque, al di là di questi aspetti, la mostra è molto interessante.

Non credevo di conoscere l’artista fino a quando non ho visto le opere esposte.

Fratello del più noto Giorgio De Chirico (dotato di un talento innato per la pittura),  Andrea (questo il suo vero nome) nasce in Grecia nel 1891.

Alla morte del padre, la madre decide di intraprendere il viaggio verso Monaco per consentire al figlio Andrea di studiare al Conservatorio.

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Artista poliedrico, Alberto Savinio (prende il nome da un personaggio letterario di origine francese) si occupa di pittura, di musica, di teatro (allestendo scenografie e curando i costumi per rappresentazioni di opere liriche, operette e drammi teatrali) trovando anche il tempo per svolgere l’attività di scrittore.

Nello specifico la mostra ruota attorno alla produzione pittorica, riservando le ultime sale all’esposizione dei bozzetti dei costumi e delle maquette di alcune opere da lui curate.

Il legame dell’artista con il teatro è rappresentato anche dalla voce di Toni Servillo (uomo di teatro, cinema e dalla personalità poliedrica, con fratello direttore d’orchestra) che, nella sala di apertura ed in quella di chiusura legge brani tratti dalle opere di Savinio, accogliendo i visitatori e salutandoli al termine della visita.

Le opere esposte rappresentano soggetti fantastici, onirici e coloratissimi.

Vengono esplorati i temi della metamorfosi in quadri dove uomini e donne si trasformano in animali, secondo precise simbologie: teste di gallo su corpi maschili (la cresta del gallo ha precisi riferimenti alla sessualità maschile), teste di uccelli di vario genere su corpi femminili (secondo uno studioso dell’epoca, ogni soggetto femminile era assimilabile ad una razza di uccello). Sono presenti ritratti metamorfici di famiglia dove la madre viene rappresentata con una testa di pellicano (secondo la simbologia cristiana, il pellicano è l’animale che si sacrifica per i suoi piccoli: in caso di scarsità di cibo, si ferisce il petto per nutrirli col suo sangue), oppure dove le teste dei suoi genitori sono sostituite da orologi a simboleggiare la fedeltà (la madre, una volta rimasta vedova, non si risposerà più).

Viene esplorato anche il tema del simbolismo e di una sorta di astrazione progressiva dei soggetti: centauri che – nella evoluzione figurativa dell’artista – diventano quasi dei balocchi.

Anche il tema della mitologia viene rappresentato attraverso simboli e figure tipiche della mitologia ellenica: probabilmente l’infanzia trascorsa in Grecia ha lasciato un segno profondo nella formazione culturale dell’artista.

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Una mostra che vale la pena visitare, per la ricchezza culturale di Savinio (morto prematuramente, nel 1952, per un infarto) e per la particolarità dei temi trattati.

Copiosa anche la produzione scritta (le sue opere sono edite da Adephi) e Micaela, tra le molte citazione dell’autore, ha letto anche un brano del libro intitolato “Ascolto il tuo cuore, città”: iniziato come un testo su Venezia, prosegue diventando un omaggio alla città di Milano, e non poteva mancare una citazione da questo testo dedicato alla città che sta ospitando la mostra.

Un artista di difficile classificazione, in grado di trasferire in forma scritta e figurativa ciò che l’inconscio, la mente e la creatività è in grado di produrre.

Savinio, in uno dei suoi numerosi scritti, critica duramente correnti figurative colpevoli – secondo l’artista – di incasellare, classificare e giudicare attraverso una lente persone, oggetti, vicende: “il lavoro di un artista è il mondo; si può giudicare il mondo? No.”

Questo è quello che scrive Savinio, sfuggendo così a qualsiasi classificazione all’interno di movimenti artistici.

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