Il Misantropo (Moliere) – Teatro Strehler

Il misantropo

Ho avuto il piacere di assistere alla prima de “Il misantropo” al Teatro Strehler di Milano, per la regia di Massimo Castri, con Massimo Popolizio nel ruolo di Alceste (il protagonista della commedia).

Si narrano le vicende di un uomo (non più giovanissimo) che disprezza la società in cui vive e che – per tale ragione – sceglie di isolarsi da una realtà, e dalle sue regole, che non riesce più ad accettare. Il caso vuole che si innamori di una donna giovane, seduttiva e civettuola, perfetta esponente di quello stesso ambiente che il protagonista ha respinto. L’evolversi della storia e la sua crescente insofferenza verso la società, lo porterà all’isolamento, rifiutando definitivamente la realtà che lo circonda, abbandonato da tutti.

Non conoscevo la commedia in questione e mi ha stupito l’attualità del racconto e la descrizione di una società superficiale, basata su rapporti di opportunismo, drammaticamente vicina a quella dei giorni nostri.

Riflettendo durante e dopo la rappresentazione, mi sono riconosciuta nel protagonista e nei suoi ragionamenti. Nel suo rifiuto dei compromessi, nella sua fede incrollabile nella giustizia e nella sua difesa ad oltranza della sincerità e della coerenza.

E’ nato un conseguente mio timore di finire come Alceste, isolata e chiusa nelle proprie convinzioni, facendo sempre più fatica ad accettare quello che accade intorno a me: personaggi di dubbia reputazione che diventano dei divi venerati e vezzeggiati, persone che – grazie a conoscenze e raccomandazioni – vanno avanti nelle carriera (mentre tu, nonostante gli sforzi, rimani “al palo”), nepotismo anziché meritocrazia, violenza, soprusi…

Il misantropo 1

Spesso, davanti a quanto accade quotidianamente, mi domando se “ne valga ancora la pena” (combattere per una “giusta causa”, sforzarsi di fare il massimo, difendere l’idea della giustizia, indignarsi per le ingiustizie,…) oppure se è più conveniente abbandonare ogni speranza, rifiutando qualsiasi confronto, andandosi a rifugiare in un mondo proprio ed esclusivo fatto di libri, riflessioni, arte, teatro… Sganciandosi da qualsiasi contatto con la “realtà” (manipolata?) riportata dai quotidiani di informazione, dai reportage, ecc., latori di notizie deprimenti e pessimistiche.

Però fa riflettere quello che viene scritto in un passo della presentazione dell’opera:

Nasce una riflessione accattivante quanto attuale: cosa saremmo, se ci mantenessimo puri perché isolati? Forse nulla. Allora, nuove forme di dialogo sono necessarie, sapendo che “la perfetta ragione fugge ogni estremo e vuole che si sia savi con moderazione”.

Un pensiero su “Il Misantropo (Moliere) – Teatro Strehler

  1. E’ vero quello che dici. Essere incorruttibili moralmente, andare avanti per i propri ideali senza compromessi di sorta, interrogarsi sempre su come fare e farlo meglio, beh è una rarità che quotidianamente si scontra con il pressapochismo. Essere così è difficile, molto più arduo, però è gratificante credo a livello conscio che inconscio. Anche qui tuttavia non bisogna ahi me rischiare di esagerare, perchè volente o nolente nella vita alcuni, non troppi, compromessi bisogna e si deve farli. La rigidezza esasperata porta non solo all’isolamento, ma soprattutto ad un distacco dalla realtà. Il vivere quotidiano. Detto ciò l’integrità è un valore importante che va diffuso ed insegnato, altrimenti ci ritroviamo con questo mondo, con questa italietta di facciata che non ci fa onore.

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